Perplessità [Un pomeriggio tra giornalisti]

Ieri pomeriggio c’è stata una seduta del consiglio comunale e io mi trovavo proprio nell’anticamera della sala del consiglio nella quale ci sono altoparlanti che trasmettono l’intera riunione a favore dei giornalisti e di eventuali cittadini interessati. I giornalisti erano parecchi, ne ho anche riconosciuto qualcuno.
Sul momento, un po’ intimidita, ho cercato di rimpicciolirmi il più possibile nell’angolino di divano che occupavo, aggrappata al mio libro (sempre Il male oscuro, che mi sta piacendo tantissimo). Ma poi, guardandomi attorno, mi sono resa conto che tutti quei giornalisti che sul momento mi avevano intimorita con la loro sola presenza, invece di ascoltare gli interventi dei consiglieri chiacchieravano e scherzavano tra loro. Facevano addirittura un tale chiasso che perfino io, pur tendendo le orecchie, faticavo ad ascoltare la riunione. Erano tutti giovani, più o meno miei coetanei; ognuno con taccuino e penna in mano; vestiti in modo sportivo, tranne due dall’aria rampante e con una faccia molto supponente e quindi sgradevole per i miei gusti; quasi tutti uomini.

Avranno sicuramente sviluppato un modo particolare di ascoltare e prendere appunti pur contemporaneamente scherzando rumorosamente tra loro. – ho pensato – Una sorta di deformazione professionale.

Ogni tanto qualcuno di loro mi è venuto vicino per fare conoscenza: credevano che fossi una nuova giornalista. Questo perché, oltre a stare compostamente seduta in ascolto, tenevo anch’io sulle ginocchia un quaderno e in mano una penna: ma era il mio diario, non un taccuino di lavoro! (Figuratevi come sono ridotta se mi ritrovo a scrivere il mio diario nell’anticamera di un consiglio comunale anziché nell’intimità serale della mia camera…).
Uno di questi si è seduto accanto a me e ha attaccato a parlare. E così, dopo un po’ di chiacchiere e sorrisi e avendomi lui anche gentilmente offerto un caffè, ho trovato il coraggio per chiedergli con delicatezza come facevano a fare il loro lavoro se chiacchieravano tra loro o con me (nel suo caso) e lui si è messo a ridere divertito e ha risposto che sarebbe mortalmente noioso (be’, non ha usato proprio queste parole) ascoltare tutto per bene e che poi in ogni modo qualcosa da scrivere saltava fuori.

E infatti ne ho avuto presto la dimostrazione: il “qualcosa” che saltava fuori erano in realtà assessori e consiglieri che, dopo una certa discussione da loro animata o dopo il voto di una tale mozione, uscivano dall’aula sbuffando e, nella maggior parte dei casi, con una sigaretta in mano. Allora, d’improvviso, i giornalisti dispersi fino allora in piccoli crocchi ridanciani si compattavano in sciame e circondavano l’assessore di turno il quale raccontava loro quel che era successo. Ovviamente lo raccontava dal suo punto di vista, cosa di cui ho potuto rendermi conto più volte confrontando gli interventi che avevo ascoltato con le mie orecchie e i relativi resoconti degli assessori.
Lì sì che i giornalisti scribacchiavano impetuosamente ogni parola pronunciata. Poi afferravano il cellulare con mani tremanti e chiamavano subito le rispettive redazioni per ragguagliarle su quanto finora raccolto.
Un assessore ne ha sparata una grossissima: ha dato una lettura assolutamente ideologica e a mio parere falsa di una discussione avvenuta prima, traendone conclusioni del tutto personali e opinabili, per quanto legittime. Se i giornalisti non hanno ascoltato direttamente la discussione, mi chiedo come faranno a distinguere i fatti dalle interpretazioni personali, trattandosi anche di una questione abbastanza importante.

Un’altra cosa che ho notato è la grande familiarità che molti di loro avevano con gli intervistati. Saluti, scherzi, battute e sorrisi compiacenti si sono sprecati. Non mi è parso molto corretto neppure questo. Ho pensato che se fossi giornalista mi guarderei bene dal diventare amica delle persone (e personalità) di cui devo parlare.

Forse parlo così perché non sono del mestiere e non capisco cose che altrimenti capirei. E poi sono anche ingenua o soffro di quell’idealismo tipico di chi non vive certe situazioni nella loro concretezza e quotidianità.

Ma mi è tornato in mente un racconto fattomi da una cara amica, anche lei giornalista: la sera in cui uccisero Marco Biagi lei fu mandata sul posto. C’era ovviamente una folla di giornalisti. Lottavano per conquistare il posto in prima fila sulla scena dell’omicidio; si spintonavano e litigavano tanto che la polizia ha dovuto rimproverarli. Se uno doveva disgraziatamente andare in bagno, dopo ore di freddo nel cuore della notte, era un dramma perché “perdeva il posto”. Anche lei, pur vergognandosi, ha partecipato alla “competizione”.

I due episodi non c’entrano niente ma un po’ sì.

Dato che leggo due quotidiani al giorno e gli unici programmi che seguo alla tv sono programmi d’informazione o inchieste giornalistiche, ci tengo a questo mestiere e a capire come funziona.
Ho pensato anche a certi post appassionati di Laura, che ama e rispetta molto la sua professione.
Forse come in tutti i lavori ci sono molti che si impegnano e altri che tirano a campare, o non è necessario impegnarsi sempre allo spasimo (io però lo farei – anche per un consiglio comunale – come lo faccio nel mio lavoro).

Insomma ci sono rimasta un po’ male e volevo raccontarvelo; forse mi sapete spiegare qualcosa.

(Non voglio certo fare di tutta un’erba un fascio; ho solo descritto un episodio, per quanto secondo me abbastanza significativo, considerando anche racconti ed esperienze altrui).

[Domani scrivo un post brevissimo, prometto!]

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39 commenti on “Perplessità [Un pomeriggio tra giornalisti]”

  1. 403 ha detto:

    lo stato del giornalismo italiano è davvero scoraggiante (ci sono lodevoli eccezioni, ma molto spesso lo è, anche ai massimi livelli)…

    e lo dico non solo da lettore ma da persona che (sia pure in un contesto editoriale modesto) ha rifiutato il contratto da giornalista e, pur avendo pieno titolo, non ha mai fatto la tessera da pubblicista.

    buon pomeriggio 😦

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  2. stranamenteio ha detto:

    mi sono guardata un po’ in giro nel tuo blog..e lo trovo veramente molto interessante..verro’ spesso a leggerlo..

    un abbraccio e buona giornata..

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  3. lo_struzzo_nero ha detto:

    Hai fatto bene a scrivere queste impressioni, lunghe o corto che sia il post…

    Buona giornata

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  4. GiacominoLosi ha detto:

    basta aprire un giornale serio di un altro paese per capire come si fa giornalismo. In Italia non ti raccontano i fatti, solo opinioni. E io ne ho già troppe per conto mio. E sto diventando esterofilo. In realtà la cialtroneria italiana mi ha rotto la minchia.

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  5. PaoloFerrucci ha detto:

    Flalia, forse non ti ho ancora detto che da parecchi anni non leggo più i giornali.
    Chissà se guarirò mai da questa malattia, ma per ora è così.

    ciao :-)*

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  6. 403 ha detto:

    ahahaha il comuncare via carattere ti espone a rischi curiosi, per esempio batti la parentesi sbagliata e sembra che sei lì tutto triste ad augurare buon pomeriggio agli altri 🙂

    la chiusa giusta del mio commeto di prima era questa:

    buon pomeriggio 🙂

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  7. silvii ha detto:

    Non so perchè, ma non sono molto stupita. Nel tempo ho imparato che chi legge i quotidiani lo fa scegliendo questa o quella testata sapendo già che il commento NON è imparziale! Si sceglie sapendo che quello che c’è scritto ci farà piacere perchè conforme alle nostre idee. E il GIORNALISMO vero dov’è? Hai ragione tu a pensare che così non c’è imparzialità…E trovare notizie “vere” è sempre più difficile.
    Un salutone a te Silvia

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  8. diegodandrea ha detto:

    grazie al Cielo il giornalismo è molto ampio… a me, ad esempio, appassiona l’inchiesta, il reportage e l’approfondimento; quindi quei poverini un pò li capisco… sai che noia un consiglio comunale… poi il fatto che se ti ci mandano lo devi fare (e bene, aggiungerei) è tutta un’altra cosa! Sono curioso di sentire anch’io il parere di Laura…
    Un abbraccio D

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  9. flalia ha detto:

    403: complimenti per la coerenza, perché molti accetterebbero un contratto anche se fino al giorno prima hanno parlato male di chi glielo offre.
    Buona serata 😉

    Stranamenteio: Ciao! Benvenuta e grazie per il commento. Passa pure quando vuoi 🙂

    Struzzo: caro Struzzo, tu mi rassicuri sempre su ciò che scrivo (si capisce che sono leggermente insicura, vero?) quindi grazie! 🙂

    Giacomino: d’accordissimo con te sul confronto tra stampa/tv estera e italiana, purtroppo 😦 Interessanti però anche certe cronachette che leggo sul tuo blog… 😉

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  10. flalia ha detto:

    Paolo: ho comprato e già iniziato a leggere “Mistero etrusco”!!! Che felicità!
    Io al momento non riesco a non leggere il giornale, per quanto con qualche accesso di bile (si scriverà così?). Se tu stai bene così, vuol dire che fai bene! Ciao e un bacio :-*

    Silvia: è vero quel che dici ed è una cosa accettata da tutti. A me va anche bene che le varie testate esplicitino la loro “tendenza” politica, ma vorrei più rigore nel distinguere la cronaca dei fatti dalle opinioni. Ciao 🙂

    Diego: li capisco anch’io, però è anche così che si impara. Se non imparano dalle piccole cose ad avere un certo rigore professionale mi sembra strano che gli “venga” tutto d’un tratto… Anche a me piacciono le inchieste e gli approfondimenti. Ciao e di nuovo bentornato :-*

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  11. Titolare ha detto:

    Un saluto veloce!
    Massimo

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  12. flalia ha detto:

    Ciao Massimo 🙂

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  13. latendarossa ha detto:

    Se ti capita, leggi La scomparsa dei fatti di Travaglio. Ahimé la tua percezione coglie intuitivamente un aspetto reale. Il giornalismo purtroppo si è fatto molto accomodante (non sto dicendo che siano tutti così, però…). Forse il tipo che ti ha offerto il caffé, ce stava a provà? :))

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  14. flalia ha detto:

    Tendarossa: un po’ sì ma gli è andata male… 😀
    Invece terrò presente la tua segnalazione: grazie (anche perché Travaglio l’ho sentito tanto parlare ma non ho letto alcun suo libro).
    Buonanotte 🙂

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  15. Isa71 ha detto:

    Ciao, ricambio il saluto.
    Grazie di aver condiviso questo episodio.
    Isabella

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  16. 403 ha detto:

    complimenti per la coerenza

    be’… non esageriamo, ha avuto il suo bel peso il non volermi mettere lì a studiare diritto per poi dare l’esame di stato 🙂

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  17. biancac ha detto:

    Eppure io penso che i giornali vadano letti, invece. E più di uno. Le informazioni sono sicuramente più attendibili di quelle di altre fonti…
    e la categoria non è peggiore di qualunque altra…
    cmq Flalia, a me non importa che i tuoi post siano lunghi, li leggo sempre…
    😉

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  18. 403 ha detto:

    e la categoria non è peggiore di qualunque altra…

    non facciamo del qualunquealtrismo 🙂 io penso che il giornalismo qui da noi sia messo male e se è così è anche – e non poco – colpa della categoria che, dagli anni ’60 a oggi, è andata peggiorando vistosamente (ovviamente parlo per averne letto successivamente, negli anni ’60 o non ero nato o non sapevo ancora leggere, ma negli anni ’80 e ’90 ero in una radio di “controinformazione”, sia pure nella readazione spettacolo, e io in editoria ci sono – nei più disparati ruoli – da quando ho cominciato a lavorare, vent’anni fa, non è che mi sto vantando, è che voglio dire che di giornalisti ne ho avuti accanto per più di vent’anni e, sia pure al grado zero, è un lavoro che anche io ho fatto).

    Nella mia (sia pure limitata) esperienza lavorativa qualche altra categoria l’ho pure vista, e me la sono un po’ “studiata” e, be’, non mi pare che ce siano così tante che abbiano avuto questo decadimento… insomma no, non mi pare che quella dei giornalisti sia messa come qualunque altra, ce ne saranno di peggio – non ne dubito – ma mi pare che ce ne siano di parecchio di meglio.

    my two cents

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  19. biancac ha detto:

    @403; “ma mi pare che ce ne siano di parecchio di meglio”
    Non sono d’accordo anche se ovviamente la mia era una battuta qualunque altrista…
    il decadimento lo noti maggiormente perché li vedi e li senti parlare e li leggi e perché forse il mio e il tuo e quello di altri (ma non sono tanti) gusto è raffinato, per così dire, da studio ed esperienza eccetera eccetera.
    Nienete, Flalia, riprendo più tardi se ce la faccio, ora vado ad interpretare e ho un sonno che non so neppure come mi chiamo. A proposito: come mi chiamo?

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  20. lauraetlory ha detto:

    @ 403: immagino si tratti di un errore di battitura, perché per avere il tesserino di giornalista pubblicista non è necessario alcun esame. Il diritto si studia per il tesserino di giornalista professionista. Tu dici di aver rinunciato al contratto, non posso conoscere le tue ragioni ma di sicuro devi avere un bel reddito di tuo, perché un contratto giornalistico ti assicura uno stipendio che molte altre categorie se lo sognano. I soldi non sono tutto nella vita, ma rifiutarsi di essere giornalista per dispetto ai giornalisti, è come rifiutarsi di andare a votare per disgusto dei politici: dopo non hai alcun diritto di lamentarti perché, nel tuo piccolo, avresti potuto fare la differenza.
    @ Ilaria e Diego: il tema giornalismo e giornalisti mi sta a cuore, come sapete entrambi e non vorrei buttarlo lì in un commento superficiale. Credo che scriverò un post sull’argomento. Intanto però voglio dire che non leggere i giornali equivale a chiudere gli occhi per non vedere una brutta realtà. Il giornalismo è un mestiere difficile, non per tutti, anche se quasi tutti si ritengono in grado di farlo. Per lo più perché fa fico dire “sono giornalista”. Il panorama italiano, checché ne dicano alcuni dei commentatori, non è peggiore degli altri. I giornali appartengono ad un editore, in tutto il mondo, e in tutto il mondo seguono delle correnti. L’importante è avere il coraggio di dichiararle a chiare lettere, così il lettore si regola di conseguenza. L’obiettività non appartiene a questa terra, ma la serietà professionale si. E’ questa che Ilaria contesta a quei colleghi ridanciani che avrebbero dovuto seguire il consiglio comunale. Tutti giovani, quasi tutti uomini, magari quasi tutti collaboratori esterni, sottopagati (o non pagati del tutto), studenti lavoratori, oppure più interessati a rimorchiare la dolce signorina col taccuino che se ne sta seduta composta in un angolo. Dov’è la professionalità? Non c’è. Perché per i giornalisti vale quello che diciamo sempre per gli scrittori: quelli che scrivono non necessariamente sono quelli che lo sanno fare meglio… Non aggiungo altro, perché devo pensare ad un post che possa darvi la misura della situazione giornalistica italiana, ovviamente dal mio punto di vista. Perché non vi prometto obiettività, non potrei. Nessuno può, a meno che non sia uno stenografo che si limita a registrare i fatti. Ma un giornalista, ragazzi, non è questo. Chiedetelo a Daniele Mastrogiacomo. Se si fosse limitato a registrare quello che succede in Afghanistan, nessuno si sarebbe permesso di dire che, sotto sotto, se l’è cercata. Come Giuliana Sgrena, come Maria Grazia Cutuli, come Bandoni (forse sbaglio il nome, parlo del free-lance ucciso). Volevano vedere con i loro occhi e quello che ci hanno raccontato l’hanno filtrato con la loro testa. E’ un diritto acquisito, perché lì, in quel momento, c’erano loro. Un mio vecchio collega paparazzo diceva che i fatti avvengono solo se un giornalista è presente. Il problema è quanto sia preparato e intelligente quel giornalista.
    A presto sul mio blog per spiegarvi meglio cosa significa per me essere giornalista oggi.
    Laura

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  21. acquaforte ha detto:

    Eccomi, ciao! =)
    Sai che ti dico? Non sono abituata a leggere il tuo blog perchè è la prima volta che ci vengo, ma non ho avuto nessunissima difficoltà a leggerti tutta d’un fiato… quindi scrivi pure secondo ispirazione, mi raccomando! Ti riesce molto bene!
    Per quanto riguarda il contenuto del post… che dire… che tristezza enorme. E questo per loro è “fare informazione” o giornalismo! Quando in realtà è un misero chiedere la questua!

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  22. biancac ha detto:

    Brava Laura, quoto.

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  23. 403 ha detto:

    lauraetlory nessun errore di battitura, sono due cose distinte, con il mio curriculum ho i titoli necessari ad avere il tesserino di pubblicista da tanto tanto tempo, e una quindicina di anni fa ho preferito non avere il contratto da giornalista professionista, sembrerà strano ma non è l’unica decisione della mia vita professionale che non ha tenuto conto dell’aspetto econimico (o previdenziale 🙂
    Quanto al giornalismo qui o altrove, a me pare che altrove – per esempio in gran bretagna – le testate giornalistiche autorevoli siano più autorevoli delle nostre, questo non vuol dire che là non ci siano quotidiani popolari dediti quasi esclusivamente al gossip (ma forse il problema e che non ci sono qui e quindi il gossip finisce in prima pagina dei quotidiani “seri”). Fuor di battuta a me pare che la qualità media di Corriere e Republlica sia comunque più bassa (così come mi pare lo sia quella della nostra informazione TV rispetto a quella BBC). Il fatto che da noi ci siano ottimi esempi di giornalisti che facciano il loro mestiere con passione, deontologia e professionalità (e non ho difficoltà a credere che tu sia tra questi), non mi pare purtroppo che basti a parlar bene della categoria, almeno per quella che è stata ed è la mia esperienza. Vorrei sbagliarmi, credimi.

    Detto questo può essere che il mio giudizio sia un giudizio velato dall’aver frequentato soprattuto un giornalismo “minore”, dall’aver visto più le pastette interne all’ordine qui in lombardia che non l’aspetto nobile (che pure di sicuro c’è) di questo mestiere e anche il mio giudizio più positivo sulla stampa britannica può essere velato dal fatto che io vivo qui e non lì 🙂

    Di Baldoni (il free lance morto in Iraq) non ho mai avuto una grande opinione professionale, ma anche questa magari è più un’impressione che non un giudizio ponderato (e ovviamente ciò nulla toglie allo sgomento che ho provato alla notizia di quello che gli capitò).

    flalia non so se capita solo a me, ma seguire commenti lunghi con questo template mi pare un po’ faticoso, se fossi in te aggiungerei i commenti in pop up (o almeno cambierei il colore del testo di questo non in pop up)…

    a tutti: buona giornata!

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  24. MariaStrofa ha detto:

    Mi viene sempre in mente la battuta di James Belushi su Bob Woodward quello che con Bernstein scoperchiò il Watergate di Nixon.

    Quando Woodward scrisse la biografia di John Belushi (fratello di James), James disse:

    “Ora so che Nixon era innocente”

    ciao 🙂

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  25. diegodandrea ha detto:

    L’intervento di Laura lo immaginavo esattamente così, ma anche 403 (al di là di alcune cose che non condivido scritte nel precedente commento) non dice cose sbagliate.
    Ma se posso permettermi, i puntini del caso li ha messi MariaStrofa :-))
    Saluti D

    O.T. caro MariaStrofa, scusa se te lo chiedo qui, ma ne approfitto visto che ti vedo… ci sarà possibilità di rileggerti? (cartaceo a parte, intendo 😉 … Lo spero sinceramente, lo facevo con piacere!

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  26. stranamenteio ha detto:

    ciao..un passaggio per augurarti una splendida giornata..bacioni

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  27. 403 ha detto:

    i puntini del caso li ha messi MariaStrofa

    certo, ma risolvere l’argoneto con una battuta è sempre molto molto facile 🙂

    (per altro il noiosissimo libro di Woodward su Belushi lo lessi ed era, per l’appunto, molto noioso ma anche molto credibile e alemno apparenetemente documentato, da lettore e da fan di Belushi se dovessi dare ragione a qualcuno la darei comunque a Woodward, e non al fratello del morto, nonostante il fatto che la battuta di James sia in effetti divertente)…

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  28. flalia ha detto:

    Allora:
    Acquaforte: benvenuta (sei capitata nel pieno dibattito di un post un po’ anomalo dato che di solito affronto argomenti un po’ più personali) 🙂

    Struzzo: ciao, Struzzo, i tuoi saluti, in qualunque blog li legga, mi mettono sempre di buon umore 🙂
    Stranamenteio: grazie, e la auguro anche a te! Ciao 🙂
    MariaStrofa: Ahah :-)) Non la conoscevo… Ciao 🙂

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  29. flalia ha detto:

    Venendo al dibattito:
    grazie a tutti, per gli interventi, intanto 🙂
    Io ho specificato che non me la sto prendendo con l’intera categoria, e anzi, se il problema mi sta a cuore è proprio perché leggo i giornali e seguo i programmi d’informazione, quindi nel giornalismo ci credo. Che però ci siano anche brutte o squallide o poco serie situazioni e meccanismi in questo ambiente lo sento/leggo spesso dai giornalisti stessi, quindi qualche problema ci sarà.
    Che Laurascriva uno o più post sull’argomento, dato che da giornalista lo conosce bene, è esattamente quello che mi piacerebbe. Il suo mi sembra un commento equilibrato, però penso siano fondate anche le critiche di 403, che si basano anch’esse su esperienze personali, anche se come dice lui potrebbero essere “viziate” dalla maggior “ristrettezza” di quell’esperienza. Bianca: come dici tu, anche per me l’informazione è importante, ecco perché cerco di approfondire problemi che in certi casi mi paiono evidenti (grazie per l’apprezzamento dei post lunghi nonostante il poco tempo che hai!).

    Il dibattito non si può certo risolvere in un post

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  30. flalia ha detto:

    403: son d’accordo sulla scomoda lettura dei commenti ma non so come si fa a fare le modifiche. Adesso indago e vedo se capisco.

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  31. 403 ha detto:

    Avevo lasciato indietro un pezzo di risposta a Laura

    rifiutarsi di essere giornalista per dispetto ai giornalisti …

    no no, non è quello, figurati. È che ho sempre saputo che il giornalismo non sarebbe stata la mia strada, men che meno quando rinunciai al contratto (anche perché il giornalista io l’ho fatto prima, in radio, e molto dopo, in redazione, ma quando mi proposero il contratto io più che scriverli li impaginavo i giornali 🙂

    Ho molto rispetto del tuo ruolo (ed è per questo che a volte sono così acido verso chi fa male il tuo mestiere) il mio ruolo è un altro…

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  32. GiacominoLosi ha detto:

    In effetti un giornalista incapace o corrotto ci fa molta più specie, perché IN TEORIA dovrebbero essere i giornalisti a fare le pulci al potere, e avvertire il loro lavoro come una missione. Un panettiere che fa la cresta sulla farina ti fa cambiare forno. Ma coi giornali difficilmente hai la possibilità di verificare se la farina è adulterata.
    Una missione, IN TEORIA.In pratica, marchette. Per una Alpi ci sono trecento Rossella.

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  33. Ellee ha detto:

    Più che giornalisti quelli li definirei “porta microfoni”. Avrai sicuramente notato che questo non avviene solo nel “piccolo” di un consiglio comunale: la pagina politica di molti tg consta delle dichiarazioni spicciole dei singoli politici o portavoce. Ma un giornalista dovrebbe avere la prontezza di fare domande scomode( e per questo è indispensabile anche un’ottima preparazione!). Tuttavia questo tipo di giornalismo viene spesso tacciato come fazioso, perchè va a intaccare gli interessi di pochi. E’ più facile e utile ai fini della carriera comportarsi come gli inviati con cui hai fatto conoscenza e limitarsi a trascrivere acriticamente quel che altri riferiscono.
    un caro saluto!

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  34. utente anonimo ha detto:

    I giornalisti seguono la notizia…per fortuna qui da me almeno fingono di essere interessati al dibattito generale ed evitano di parlare – giornalisti ANDSA esclusi. Quelli son proprio chiassosi -.

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  35. melchisedec ha detto:

    Flalia, purtroppo è nella nostra umanità indorare l’immagine di ogni cosa, di unna professione in questo caso, però certe esperienze fanno crollare miseramente i miti. Sono convinto, però, che qualcuno serio deve esserci e c’è. Meglio non lasciarsi intimidire dall’episodio.
    Ottima giornata! 🙂

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  36. flalia ha detto:

    Amici, sono al volo (dopo torno a rispondervi per bene):
    intanto però vi segnalo che Laura Costantini ha ripreso l’argomento qui:

    http://lauraetlory.splinder.com/post/11544201/Giornalismo+e+dintorni

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  37. cappelliavolute ha detto:

    =) Io ho fatto uno stage di un mese nell’ufficio stampa del comune, quindi a volte ci mandavano giù, nella grande sala dove si riunisce il consiglio comunale, per assistere a conferenze e simili, in modo da poter poi scrivere i comunicati! Beh, sono rimasta spiazzata da tutta l’etichetta e il rituale che bisogna seguire. Io andavo giù con le mie magliette gialle o i vestitini rossi, arancioni, a fiori… e mi trovavo in mezzo a tutta questa gente vestita di nero anche in piena estate e gli assessori mi si avvicinavano e mi porgevano la mano a dorso in su, neanche fossero il papa e si aspettassero un bacio… in questo contesto, i giornalisti non sono neanche il peggio! =))

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  38. flalia ha detto:

    Giacomino: è vero, i giornalisti sono una categoria tenuta molto più sott’occhio di altre, e quindi ci è più facile vederne i difetti…
    Ellee: portamicrofoni: espressione che uso anch’io; e infatti è proprio questo il punto: non basta porgere un microfono per fare il (buon) giornalista! Ciao 🙂
    Musasapientum: benvenuta 🙂 “Evitano di parlare” è il massimo, riferito a giornalisti… ;-D

    Mel: certo, ce ne sono molti di giornalisti seri. Però ci si rimane male di fronte a certe cose… Ciao Mel, grazie 🙂
    CaV: benvenuta 🙂
    Non so dove abiti ma da me non è così: neanche gli assessori erano in giacca e cravatta (non tutti, almeno), figurati i giornalisti! E non ho visto “baciamano” ma pacche sulle spalle… Non trovo giusti né i baciamano né i buffetti, però! Ciao 🙂

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