Puerperi all’attacco

Puerperi all’attacco

[Vi sembra strana quella parola al maschile? Non è una svista…]

Ieri ho guardato la mezzora finale della partita di rugby Italia – Galles, vinta dall’Italia. Mi piace il rugby, da quando ho cominciato a capirci qualcosa grazie ai commentatori di La7. Ieri poi sapevo che allo stadio, tra il pubblico, c’era anche il nostro caro Massimo (alias Commediorafo) e quindi sono ancora più contenta che abbiamo vinto.
Dicevo che mi piace il rugby, ma quando lo guardo (preparatevi perché sto per dire una cosa assolutamente insensata) mi vengono in mente delle similitudini assurde ma per me vere. In particolare quando guardo una mischia mi viene in mente il parto. Insomma a me sembra quasi uguale. C’è questo gruppone di uomini avvinghiati gli uni agli altri che si spingono e si premono a vicenda: e tu, spettatore, sai che da un momento all’altro, da quell’intrico di gambe, verrà espulsa la palla ovale. E quando sbuca fuori all’improvviso (e c’è subito la mano di qualcuno pronta a raccoglierla amorevolmente) a me nella mente si sovrappone sempre l’immagine del neonato che esce e mi viene da ridere perché – ne convengo – è un paragone assurdo e quasi irriverente, ma mi viene spontaneo e automatico.

Non ci posso fare niente se ho una stupidità che ogni tanto sente il bisogno di manifestarsi creandomi delle spiacevoli interferenze.

Poi mi piace molto anche il momento del placcaggio: un giocatore non fa in tempo a prendere la palla tra le braccia (e, di nuovo, perdonatemi, ma la tiene stretta e la protegge col corpo come si fa con un neonato) e correre in avanti, che un avversario gli si lancia addosso per fermarlo. Poi da lì o nasce una mischia aperta (cioè tutti si buttano per terra uno sopra l‘altro cercando gli uni di proteggere e conservare l’ovale, gli altri di accaparrarselo) o, se il giocatore è veloce nel passare il bambino, pardon, la palla, a un compagno, l’attacco prosegue. E un’altra cosa bella è che bisogna correre in avanti, verso la meta, ma potendo passarsi la palla con le mani solo all’indietro, altrimenti si commette un fallo. Mi emoziona questo slanciarsi in avanti guardando indietro, come a tenere tutto insieme.

Conosco anche un ex giocatore di questo sport, che è poi il marito di una cugina di mia mamma (ramo piacentino), e lui all’inizio si è molto entusiasmato quando ha scoperto che mi interesso di rugby; ma dopo che, incoraggiata da tale entusiasmo, gli ho confidato queste mie idee, sono subito decaduta nella sua stima e lui si è anche un po’ offeso (ho pure motivo di credere, da alcuni indizi, che soffra di sindrome della virilità oppressa; insomma è un po’ complessato, su certi argomenti) e ora ogni volta che mi vede mi prende in giro additandomi al pubblico ludibrio. E io dentro me gli do anche un po’ ragione, sia chiaro.

Però, considerando che prima il rugby non se lo filava nessuno e ora invece, tramite servizi televisivi pettegolotendenziosi, si cerca di lanciare la moda del rugbista come sex-symbol, io mi premunisco vedendo quell’ammasso di omaccioni prima come campioni e sportivi, poi con la suddetta sfumatura di dolcezza materna di cui ho parlato. Più rassicurante, no?

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11 commenti on “Puerperi all’attacco”

  1. diegodandrea ha detto:

    I bambini nascono dalle partite di rugby?
    Ecco, l’ho sempre detto io che quella storia della cicogna non stava proprio in piedi…
    😉
    Ciao D
    P.S.
    Ma se dalla mischia escono bambini, da dove nascono i palloni? 🙂

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  2. latendarossa ha detto:

    Spero che il rugby divenga sport nazionale e soppianti il calcio. Mi basterebbe anche solo per un emse, o una settimana. Ma so che è già un sogno irrealizzabile. Forse però se accadesse, a poco a poco il rugby verrebbe ‘sporcato’ dai troppi soldi esattamente come è successo al calcio, chissà… *__*

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  3. lauraetlory ha detto:

    Ciao Ilaria,
    ho perso un po’ dei tuoi post, ma questo del rugby mi sembra veramente eccezionale. Non è uno sport che amo, ma visto in questa ottica, come metafora della vita che nasce dalla lotta per la sopravvivenza, assume tutto un altro valore. Grazie del suggerimento sulle firme dei commenti e a presto.

    p.s. puoi variare il link sul nuovo indirizzo?
    Laura

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  4. Questa cosa che vedi cose che altri non vedono, a me sembra una cosa notevole. Non ci rinunciare.

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  5. flalia ha detto:

    Diego: oh… ecco, adesso m’hai messa in crisi… mumble mumble… 😉

    Tendarossa: stesso identico ragionamento che faccio io. Un po’ la temo questa recente “scoperta” del rugby, perché penso sempre: se comincia ad andare di moda finirà per corrompersi come il calcio…

    Laura: il link l’ho già aggiornato da sabato (ma ho lasciato anche quello vecchio perché ci sono un sacco di belle cose sul blog vecchio. Se vuoi che lo tolga, dimmelo).
    Pensa che ero convinta di ricevere delle critiche su questo post… quindi Grazie!

    Davide: grazie! Mi sento sempre incoraggiata da te! 🙂

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  6. utente anonimo ha detto:

    Non me ne ero accorta. Hai fatto benissimo. Perché una critica? E’ strano che a una ragazza piaccia il rugby, d’accordo, ma a te piace cum grano salis e quindi…
    Laura

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  7. lo_struzzo_nero ha detto:

    Questo accostamento è fenomenale!!

    un salutone

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  8. caterinapin ha detto:

    Rugby e parto… hum, non ci avevo mai pensato!
    Anche a me piace il rugby.
    Abbasso il calcio!!!!!!!!!!!!!!!!
    Cate 😉

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  9. flalia ha detto:

    Laura: per il paragone azzardato… 😉

    Struzzo: grazie!! 🙂

    Caterina: eh… sono pure juventina… sob 😦

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  10. commediorafo ha detto:

    Ma che bel post! A Roma è stato fantastico!
    Massimo

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  11. flalia ha detto:

    Ciao Massimo, bentornato! Me l’immagino, che sia stato fantastico!!! Sono felice per te! 🙂

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