Di una botta in testa e delle sue conseguenze

Oggi ho un bernoccolo in testa e un ginocchio che sembra un palloncino.

Stamattina, mentre in bilico su una sedia cercavo un libercolo orrido imbucato in qualche terza fila di qualche scaffale della mia libreria, mi è caduto addosso, colpendomi proprio al centro della fronte, il primo volume de L’uomo senza qualità, seguito dal secondo volume de I miserabili più altra roba meno pesante. Ho rischiato di rompermi l’osso del collo perché, preoccupata per la salute dei miei libri, mi sono lanciata giù dalla sedia trascinandomela dietro (e cadendo proprio sul ginocchio destro). I tonfi plurimi causati da tutte queste cadute sono stati così impressionanti da far accorrere dal suo studio mio padre, che è entrato in camera mia chiedendo angosciato:
– Sono caduti dei libri? – (che fervido esempio di amore paterno, eh…?)
Ma non gli ho risposto. Giacevo per terra controllando freneticamente che le copertine non si fossero sgualcite. Quei due libri sono tra i miei preferiti in assoluto; hanno contribuito, assieme ad altri, a plasmarmi nell’epoca della mia precaria adolescenza e sono per me come degli zii, se non di più. Accertatami che gli zii tutto sommato non avessero ricevuto danni e rimessili scrupolosamente al loro posto elevando un sospiro di sollievo e riconoscenza, ho percepito finalmente un lento pulsare nella fronte e sollevando lo sguardo ho notato una sporgenza che solitamente non ho. Sono andata davanti allo specchio e sono scoppiata a ridere: ero una cosa a metà tra un unicorno e un’ottuagenaria con problemi di circolazione: il ginocchio sul quale ero atterrata somigliava a quello di mia nonna quando le si gonfiano le gambe come due prosciutti. E quel vulcano sulla fronte cresceva quasi a vista d’occhio. Poi però si è fermato, per fortuna.

Era dai tempi delle risse maschi-contro-femmine delle elementari che non avevo più bernoccoli di questo tipo. Me ne sono quasi compiaciuta e ho deciso di andare un po’ a sfoggiarlo in giro. Tanto gli abitanti del mio quartiere sono stati abituati, dalla mia nascita in poi, a vedermi apparire nei modi più diversi e nessuno fa più una piega e io li amo tutti. Non lascerò facilmente questo posto. Ho traslocato tre volte finora, ma sempre da una via a quella a fianco. Tipo da via Ravenna a via Ferrara a via Modena (nella simpatica disposizione toponomastica della mia città, al mio quartiere spettano le vie con nomi di città e regione; è spassosissimo dare le indicazioni ai tanti spaesati – è il caso di dirlo – che si perdono in questo groviglio di viuzze).
Ho incontrato un po’ di persone conosciute, ricevuto qualche buffetto e mangiato un bombolone, che è una cosa per cui vado pazza (anche se qui non li faranno mai buoni come a Riccione).

Mentre cammino, dopo un po’ mi succede sempre di percepirmi come materia pensante e in movimento, più che come precisa persona dotata di nome cognome e carta d’identità. Mi sembra di fondermi con l’ambiente circostante, insomma, più che altro perché questo sarebbe proprio il mio desiderio. Sdraiarmi per terra e diventare asfalto. O tra l’erba e diventare terra. E saranno anche miei vaneggiamenti, ma è un desiderio così forte, come quello di volare, che certe volte si realizza nei miei sogni. Cioè io spesso nei sogni subisco delle metamorfosi pazzesche e anche molto realistiche, per le sensazioni che provo. Poi, con queste percezioni, nella testa mi ronzava un disappunto, pensando a come è brutto essere un individuo quando avresti voglia di regalarti a ogni persona che incontri.

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16 commenti on “Di una botta in testa e delle sue conseguenze”

  1. PaoloFerrucci ha detto:

    Rimettiti, Ilarietta!
    Tutto per la causa dei libri…

    a proposito di materia pensante: ma lo sai che nel romanzo a puntate un certo tipo di materia pensante ha un ruolo cruciale?

    ciao :)*

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  2. iopossovolare ha detto:

    mi hai dato un consiglio bellissimo grazie…

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  3. flalia ha detto:

    Iopossovolare: prego. Anche a me è capitata una situazione simile… Ciao 🙂

    Paolo: io sono ancora indietro con il tuo romanzo, ma tu hai il potere di incuriosirmi sempre… Grazie dei tuoi commenti, mi piacciono molto. Ciao 🙂

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  4. biancac ha detto:

    L’uomo senza qualità è uno dei miei “romanzi di crescita”. I Miserabili meno, ma forse perché a suo tempo sono stata costretta a leggerlo e non l’ho mai più ripreso…. Lo farò.
    Rimetti in sesto quel ginocchio! I bernoccoli passano…
    Buona domenica

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  5. estivaneve ha detto:

    con l’universale ho qualche problema..in compenso sogno spesso di essere altre persone: bambini, ragazzi o donne completamente sconosciute che vivono storie che non mi appartengono.. è una cosa diffusa?

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  6. maggicatrippy ha detto:

    C’ho provato a leggere Musil, ma dopo aver letto 10 volte le prime quattro pagine ho capito che avrei dovuto trovarmi un altro zio. Gadda per esempio…

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  7. flalia ha detto:

    Bianca: ci vuol altro per abbattermi! “I miserabili” a me è piaciuto molto, non so se perché ero adolescente e Hugo è un vero “adolescente” nell’animo, secondo me: egocentrico, megalomane (proprio come narratore), prolisso, idealista, ma anche divertente, acuto, sensibile… generosissimo insomma.

    Estivaneve: a me capita di immaginare cose del genere, non proprio di sognarle. Ma penso che tutto ciò che ci capita nei sogni sia “giusto” 🙂

    Trippy: be’, Gadda non è certo uno zio da poco, anzi! Piace molto anche a me, ma l’ho scoperto appena due anni fa…

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  8. neronda ha detto:

    Pure io faccio lo stesso con i miei libri…. non tutti certo, ma sono proprio dei consanguinei !!
    E quanto alla tua sensazione di fusione universale…. oggi è una giornata particolare, anche gli insetti fanno cose strane…. chissà che bolle in pentola….

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  9. caterinapin ha detto:

    Meno male che si è risolto con un bernoccolo…
    Certo che mi pare di veder me, pure io anni fa ho avuto un’esperienza simile e la prima cosa della quale mi son preoccupata sono stati i libri!
    I miei scitto culto sono: Saramago e Calvino, più quasi tutti i russi.

    Rimettiti, un abbracio
    Cate ^_^

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  10. flalia ha detto:

    Neronda: forse la primavera in arrivo? (anch’io ho spesso ammirato quelle file composte di lombrichi o come-si-chiamano)

    Caterina: di Saramago non ho ancora letto nulla (non m’ispira proprio!), Calvino lo amo molto e anche i russi (nonostante per leggerli debba ogni volta farmi delle lunghe liste dei nomi dei personaggi, per raccapezzarmici… ma ne vale la pena).
    Un abbraccio a te, ciao 🙂

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  11. diegodandrea ha detto:

    Ma adesso stai meglio? Che poi mi preoccupo 🙂 … comunque la lista dei nomi l’ho fatta anch’io per leggere “Il maestro e Margherita” 😉
    Ciao D

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  12. flalia ha detto:

    Sì sì io sto sempre bene quando sto male. ensa che io “Il maestro Margherita” l’avrò cominciato dieci volte e dopo un po’ mi son sempre fermata… eppure è un libro che ha milioni di appassionati al seguito… 😦

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  13. commediorafo ha detto:

    Hai proprio il bernoccolo per la lettura, eh?
    Massimo

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  14. flalia ha detto:

    Mi sa di sì!!! 😉

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  15. dharani ha detto:

    Ciao! Giungo da queste parti attraverso un link trovato sul blog di Diego D… Non posso resistere alla tentazione di dirti che capisco benissimo il fatto che, sia tu che tuo padre, vi siate preoccupati maggiormente per la “salute” dei libri, che per la tua!! 😀
    Io ho un rapporto maniacale con i miei libri, non devono avere nemmeno un graffio, e, dopo la lettura, devono sembrare nuovi come appena comprati… Non so se rendo l’idea 😉
    Comunque mi fa piacere che, in fondo in fondo, non ti sia fatta troppo male!
    Ciaooooo
    Barbara

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  16. flalia ha detto:

    Ciao Barbara, benvenuta! Ti ho letta sorridendo perché dal tono del tuo commento ho riconosciuto un entusiasmo per i libri pari al mio! Hai ragionissimo, e naturalmente sono una di quei maniaci che al momento dell’acquisto si preoccupano di scegliere la copia che non abbia neanche la minima imperfezione… 😉

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