Biancaneve a Paleolithic Park

Sebben che sono  donna, non sono capace di farmi una messa in piega.

Stamattina, per esempio, dopo aver lavato i capelli, volevo farmi tutta una pettinatura sbarazzina e mi ci ero anche messa d’impegno, con tutti gli strumenti del caso (spazzole roteanti, pettini, spazzole con punta acuminata…) e assumendo davanti allo specchio, mentre li asciugavo, tutte le pose più rock che mi venivano (aiutata dal fatto che stavo ascoltando a volume considerevole l’ultimo cd dei Tre Allegri Ragazzi Morti); e qual è stato il risultato di un simile sforzo? Un caschetto tutto ordinato e perfettino. Altro che rock; improvvisamente la colonna sonora della mia giornata è diventata Canta usignol; mi ero trasformata in  Biancaneve.

D’altra parte ero in tema col primo impegno del giorno: un laboratorio sulla fiaba.

Sentendomi particolarmente coinvolta mi sono dunque accomodata in prima fila. La docente ha iniziato a ripercorrere, partendo dai primordi e soffermandovisi, la storia dell’umanità, per giustificare come nella fiaba orale si siano sedimentati valori e simboli che affondano nel passato più antico. E fin qui, tutto bene.

Poi ha cominciato ad attaccare la società di oggi, schiava del materialismo e dimentica delle tradizioni, prendendosela con chi vuole farci credere di essere degli “scimmioni”. In particolare, ci sarebbero, secondo lei, dei poteri neanche tanto occulti ma piuttosto non inequivocabilmente identificabili, e comunque onnipervasivi, che mirerebbero a istigarci al consumismo, al materialismo e allo scientismo, secondo un loro preciso, perverso, progetto. E qui ha cominciato a usare questo termine: “loro”, per indicare dei malvagi che governano il mondo. Vi assicuro che non sto scherzando.

[Biancaneve si è irrigidita sulla sedia; il nemico che si profilava era ben peggiore della più perfida delle streghe; non voleva impossessarsi della bellezza, ma dell’anima, almeno a giudicare dai vaneggiamenti della donna seduta in cattedra. O forse era lei la strega cattiva?]

A un tratto, la scalmanata, che aveva perso compostezza man mano che parlava, ha urlato (tra le risatine generali):
– Ho le prove! –
E brandendo e agitando furiosamente due riviste, uscite contemporaneamente in edicola (“Darwin” e “Focus storia”) ha spiegato che in entrambe si racconta di come gli scienziati stiano cercando di trovare un eventuale punto di contatto (finora categoricamente escluso da tutti: archeologi, antropologi, scienziati) tra la nostra specie (Homo Sapiens Sapiens) e il mitico Uomo di Neanderthal. Secondo lei il loro scopo («Detto così, può suonare strano, ma io sono preveggente, e voglio che attraverso lo studio delle fiabe lo diventiate anche voi», parole sue) sarebbe quello di farci credere di derivare dall’Uomo di Neanderthal per potere poi impiantarne dei geni nel nostro DNA attuale.

Ora, io sono abbastanza d’accordo sul materialismo spinto di cui siamo vittime (anche se non lo vedo in un modo così drastico), sono anch’io molto contraria al riduzionismo biologico che da qualche anno va per la maggiore (la teoria che riconduce i comportamenti umani a una serie di istinti animali) e non approvo l’orgoglio con cui alcuni uomini di scienza, in modo parecchio ideologico (vedi Odifreddi), si vantano di condividere con le scimmie il 98% del DNA. Ma le teorie del complotto, di qualunque genere siano, le trovo sempre assurde e non scientifiche; pertanto dovrebbero stare fuori dalle aule universitarie, esattamente come le ideologie di cui sopra, che non hanno (anch’esse) valenza scientifica.

A ogni modo, quando la prof., al colmo del delirio, si è alzata in piedi e mi ha sventolato proprio sotto il naso una riproduzione dell’Uomo di Neanderthal (un tipo pelosissimo, scimmiesco e decisamente sgraziato) mi sono ricreduta sul mio caschetto.   

[La povera Biancaneve non si era mai rispecchiata in qualcosa di tanto brutto. Speriamo che quella strega non abbia ragione – si è detta – Com’è possibile vivere in un mondo senza grazia?].

 

P.S.: se le terribili profezie si avverassero, Biancaneve potrebbe sempre ricorrere a una certa pozione, di cui si parla qui (andateci, se volete divertirvi) per tornare nel suo mondo di fiaba…

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8 commenti on “Biancaneve a Paleolithic Park”

  1. commediorafo ha detto:

    Odifreddi non lo sopporto…
    Massimo

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  2. flalia ha detto:

    Siamo in due… 🙂

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  3. diegodandrea ha detto:

    Deve essere stato terribile… canta usignol, intendo 😉
    Ciao Ilaria, post molto divertente!
    D

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  4. MariaStrofa ha detto:

    Scusa, ma devo proprio ringraziarti per la segnalazione che mi hai fatto.

    grazie ancora.

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  5. neronda ha detto:

    La follia accademica vedo che regna sovrana un pò ovunque…. evviva!! E quanto a uomini e primati…. leggiti “Grandi scimmie” di Will Self….un mondo in cui la scimmia è in testa alla catena evolutiva e l’uomo in fondo…. almeno la sua è follia creativa!!

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  6. flalia ha detto:

    Maria! Grazie a te per la rosa!!! Che bella… grazie! Un bacio :-*

    Diego: grazie e ciao :-))

    Neronda: oddio, non so se ho tanta voglia di leggerlo, dopo il trauma di oggi! 😉

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  7. biancac ha detto:

    Pensa che l’altro giorno volevo “arrotondare” la piega con quelle spazzole stupende che si attaccano al phon e che non avevo mai usato… mi si è incastrata nei capelli e non ti so dire come, ma è stata dura tirarla fuori… probabilmente dopo tanti anni dovrei rendermi conto che certe cose non fanno per me… 😉

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  8. flalia ha detto:

    Bianca… forse dobbiamo arrenderci… 😦

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