Carlo disimpara a vivere [L’anno della Grande Fuga]

Quando avvenne, esattamente, non si sa. Quello che si sa, quello che è stato ricostruito, è che dopo avere tanto meditato, dopo essersi scontrato più volte con la realtà, sentendosi impotente di fronte al peso terribile della sua vergogna (solo le persone serie si vergognano delle proprie colpe), Carlo decise che questo pianeta non era il posto adatto a lui, né lui era adatto a questo pianeta.

Che sia stata l’illuminazione di un momento o una consapevolezza fiorita lentamente nel corso di giorni vuoti e lunghe notti, Carlo, a 29 anni, decise di disimparare a vivere. E di programmare la Grande Fuga.

Essendo un tipo romantico, oltre che molto insicuro, l’addio fu lungo e meditato, la fuga accuratamente progettata.

Per prima cosa, si licenziò dallo zuccherificio in cui era stato costretto a lavorare.
Disdisse gli appuntamenti già fissati, tramite agenzia matrimoniale, con alcune signorine.
Di esami all’università era già da tempo che non ne dava più (fingeva soltanto).
Si congedò dolcemente dagli amici (ne aveva molti) senza che loro si accorgessero che era un congedo.
Suonò la chitarra l’ultima volta (con enorme fatica scorreva il plettro sulle corde), per il matrimonio del suo migliore amico (le promesse si adempiono, anche quando un buco nero ridisegna i confini del cuore).
Stabilì una data per la partenza: a fine mese, il giorno in cui avrebbe personalmente ritirato la pensione della madre e della zia (se ne sarebbe andato come un ladro, è il caso di dire).

Poi, sistemate queste faccende, quando mancava poco più di una settimana al grande viaggio, sollevò la cornetta del telefono e chiamò la sorella a Bologna. Le chiese di mandargli a Piacenza la nipotina prediletta, della quale appena due mesi prima aveva festeggiato l’undicesimo compleanno. I genitori della ragazzina dissero di no: la figlia non poteva perdere una settimana di scuola. Carlo implorò. La nipote, allertata dallo zio, inscenò un’esasperante sequela di pianti, digiuni e urla lancinanti. I genitori dopo due giorni di tale tortura cedettero e di lì a poco zio e nipote si abbracciarono alla stazione di Piacenza.

«Questa settimana staremo sempre insieme», fu la promessa.

E così fu. Uscivano insieme la mattina presto, tornavano a volte a pranzo per poi uscire di nuovo fino al tramonto. Spesso restavano fuori tutto il giorno, nonostante i rimproveri della madre di lui (e nonna di lei).
Cosa facevano? Camminavano instancabilmente tenendosi per mano. Parlavano e si confidavano timori, gioie e tremori come fossero due adulti. Percorrevano in lungo e in largo la città nella quale lui era cresciuto e che si apprestava a lasciare. Visitavano tutti i luoghi della sua infanzia in una dolorosa via crucis.
«Questa era la mia scuola elementare. C’era una maestra terribile, certe volte mi picchiava»;
«Questo il liceo classico. Se tornassi indietro non lo rifarei. Era stata la famiglia a insistere che dovevo andarci».

Ogni luogo un brutto ricordo, un rimpianto.

Poi, i posti belli, i loro posti.

Il Po. Ore e ore le passavano sugli argini del grande fiume, a tirare sassi e bastoni, a giocare ai contrabbandieri, a rotolarsi tra foglie e rametti scricchiolanti.
Il Facsal, un lungo viale pedonale alberato con annessi giardini pubblici e giostre.
Cinema, almeno un film al giorno, se non di più; film da grandi. In una settimana la ragazzina si fece una  cultura in tema di sesso e robe da adulti che, tornata a Bologna, elargì poi generosamente alle amiche conquistando una notevole popolarità a scuola (cosa di cui resta eternamente grata all’amato zio).
La sera si rintanavano nella cameretta di lui, dove ascoltavano i suoi dischi, leggevano fumetti e chiacchieravano per ore. Ogni tanto lui accennava al suo dolore, al bisogno di andarsene, e scrutava le reazioni di lei. Lei aveva capito tutto ma reggeva il gioco. Solo la notte ogni tanto piangeva. Di giorno, invece, risate sfrenate, tra una confidenza e l’altra. E regali su regali, lui le comprava qualsiasi cosa.

L’ultima sera, la sera del 27 febbraio, nella stanzetta di lui.
«Se domani ti dicono che me ne sono andato, non ti spaventare».
«Va bene».
«Non dire che lo sapevi. Fai finta di niente».
«Non sono mica scema».
«Può darsi che non ci vedremo più…».
«…».
«Mi prometti che non piangi?»
«Yessss!».
Sfregatina complice di nasi e ultimo round di lotta libera sul pavimento, con morsi a profusione.
Durante la notte lei si infilò nel suo letto e dormirono insieme, appiccicati.

La mattina dopo prepararono entrambi le loro valigie: lei sotto lo sguardo premuroso della nonna, lui in gran segreto.
La nonna la accompagnò in stazione, la mise sul treno e lei tornò a Bologna.
Lui andò a ritirare le pensioni, le intascò, salì su un treno e partì verso l’ignoto.
Sul tavolo della sua camera aveva lasciato una lettera in cui chiedeva scusa a tutti, per ogni minima cosa; chiedeva scusa perfino al nipotino nato un mese prima.
Quando verso sera la lettera fu scoperta e i parenti allertati, scoppiò un gran trambusto in famiglia. La ragazzina vide sua madre scoppiare in lacrime. Lei invece sorrideva tra sé e sé (Ce l’ha fatta!, pensava).

Un mese dopo il corpo dello zio fu trovato senza vita in una cittadina del centro Italia. Aveva vissuto, in quel mese, come un barbone.

La ragazzina non pianse mai per lui e per questo è stata spesso rimproverata («Sei senza cuore! E pensare che lui ti amava tanto!»).

Adesso quando va a Piacenza dorme nella stanzetta dello zio, dove tutto è rimasto come allora, anche il calendario è fermo alla stessa pagina: 28 febbraio 1988.

Se la ragazzina, che adesso è una donna, apre l’armadio e affonda il naso tra i vestiti dello zio, ne risente l’odore intatto.

 


[P.S.: il titolo di questo post l’ho “rubato” a Gadda. Il post nonostante il contenuto non vuole assolutamente rattristare nessuno, né sono triste io. Quando un uomo che si prepara a morire è capace contemporaneamente di trasmettere una cosa così grande come l’amore per la vita a una nipotina che ama, anche se muore non muore. È solo andato, come diceva lui, su un altro pianeta. Ma io, adesso che ho la sua età, ci tenevo a ricordarlo su questo pianeta (ecco perché ho scritto un post così personale sfidando il mio pudore, e se a qualcuno può avere dato fastidio, ha ragione e me ne scuso)].

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34 commenti on “Carlo disimpara a vivere [L’anno della Grande Fuga]”

  1. laspostata ha detto:

    Bello.
    Grazie.

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  2. laspostata ha detto:

    Bello.
    Grazie.

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  3. GiacominoLosi ha detto:

    l’imbarazzo è solo nostro, a cercare di commentare per farti capire l’interesse, la partecipazione, e allo stesso tempo senza invadere.
    Ci si può riuscire?

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  4. GiacominoLosi ha detto:

    l’imbarazzo è solo nostro, a cercare di commentare per farti capire l’interesse, la partecipazione, e allo stesso tempo senza invadere.
    Ci si può riuscire?

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  5. flalia ha detto:

    L’hai appena fatto, caro Giacomino 🙂

    Spostata: grazie a te 🙂

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  6. flalia ha detto:

    L’hai appena fatto, caro Giacomino 🙂

    Spostata: grazie a te 🙂

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  7. diegodandrea ha detto:

    Beh… bel tipo deve essere tuo zio… anche sul pianeta dov’è adesso, secondo me, avrà un sacco di amici 😉
    Ciao Ilaria e complimenti… sul serio!

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  8. diegodandrea ha detto:

    Beh… bel tipo deve essere tuo zio… anche sul pianeta dov’è adesso, secondo me, avrà un sacco di amici 😉
    Ciao Ilaria e complimenti… sul serio!

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  9. flalia ha detto:

    Diego: già, lui era un tipo timido ma socievole, come me…
    Grazie e ciao! 🙂

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  10. flalia ha detto:

    Diego: già, lui era un tipo timido ma socievole, come me…
    Grazie e ciao! 🙂

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  11. Mi viene da piangere come una vite tagliata, adesso, cazzo.

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  12. flalia ha detto:

    ehm, scusa, Davide… 🙂

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  13. biancac ha detto:

    Sono davvero contenta che tu sia venuta a trovarmi. Se non lo avessi fatto, non avrei scoperto un blog così.
    Questo post è fantastico.
    E lo comprendo a fondo. Anche io a suo tempo programmai la mia fuga. Ma non per andare a moreire. Bensì per riprendere a vivere.

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  14. biancac ha detto:

    Sono davvero contenta che tu sia venuta a trovarmi. Se non lo avessi fatto, non avrei scoperto un blog così.
    Questo post è fantastico.
    E lo comprendo a fondo. Anche io a suo tempo programmai la mia fuga. Ma non per andare a moreire. Bensì per riprendere a vivere.

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  15. flalia ha detto:

    Grazie tante, Bianca. E hai ragione tu: le fughe per la vita sono le migliori in assoluto.
    Ciao e benvenuta 🙂

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  16. flalia ha detto:

    Grazie tante, Bianca. E hai ragione tu: le fughe per la vita sono le migliori in assoluto.
    Ciao e benvenuta 🙂

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  17. utente anonimo ha detto:

    Ho avuto uno zio meno coraggioso, ma altrettanto fragile. Lui se n’è andato da solo, in casa e solo dopo una settimana siamo riusciti a scoprire cosa è successo. Aveva solo dieci anni più di me ed aveva tanto da dare, ma non ha mai trovato nessuno a cui darlo. Non credo fosse colpa sua, di sicuro mi sento in colpa io, per non aver capito come invece hai fatto tu quando eri solo una bambina. Brava.
    Laura

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  18. utente anonimo ha detto:

    Ho avuto uno zio meno coraggioso, ma altrettanto fragile. Lui se n’è andato da solo, in casa e solo dopo una settimana siamo riusciti a scoprire cosa è successo. Aveva solo dieci anni più di me ed aveva tanto da dare, ma non ha mai trovato nessuno a cui darlo. Non credo fosse colpa sua, di sicuro mi sento in colpa io, per non aver capito come invece hai fatto tu quando eri solo una bambina. Brava.
    Laura

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  19. commediorafo ha detto:

    Complimenti vivissimi!
    In certi passaggi mi ha ricordato “Il vecchio e il bambino”
    Massimo

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  20. commediorafo ha detto:

    Complimenti vivissimi!
    In certi passaggi mi ha ricordato “Il vecchio e il bambino”
    Massimo

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  21. flalia ha detto:

    Cara Laura, grazie per il tuo ricordo. In casi come questi però non ha molto senso cercare delle colpe, anche se viene spontaneo.

    Massimo, vedo che sei proprio un gucciniano vero! Grazie per la citazione, è vero, ci sono assonanze, anche se mio zio aveva solo 29 anni.
    Ciao 🙂

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  22. flalia ha detto:

    Cara Laura, grazie per il tuo ricordo. In casi come questi però non ha molto senso cercare delle colpe, anche se viene spontaneo.

    Massimo, vedo che sei proprio un gucciniano vero! Grazie per la citazione, è vero, ci sono assonanze, anche se mio zio aveva solo 29 anni.
    Ciao 🙂

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  23. Masso57 ha detto:

    Passo a trovarti e trovo questa pagina assolutamente splendida, oltre che per il ricordo, per quello spirito assolutamente libero, per quella specie di viaggio iniziatico che un ragazzo ancora giovane vuole compiere con questa ragazzina perchè sa che, in fondo in fondo, è quella che saprà conservarne il segreto sotto spirito, sarà (citando De Andrè) quella che gli terrà la mano nei verdi pascoli.

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  24. flalia ha detto:

    Ciao Masso, benvenuto 🙂
    Hai colto perfettamente lo spirito del post e soprattutto l’idea del viaggio iniziatico corrisponde in pieno al ricordo che ho di quei giorni (e di tanti altri passati insieme a lui).
    Grazie. Ciao 🙂

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  25. flalia ha detto:

    Ciao Masso, benvenuto 🙂
    Hai colto perfettamente lo spirito del post e soprattutto l’idea del viaggio iniziatico corrisponde in pieno al ricordo che ho di quei giorni (e di tanti altri passati insieme a lui).
    Grazie. Ciao 🙂

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  26. commediorafo ha detto:

    Sono più Nomade che Gucciniano, ma si sa che spesso le loro strade si sono incrociate…
    Massimo

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  27. commediorafo ha detto:

    Sono più Nomade che Gucciniano, ma si sa che spesso le loro strade si sono incrociate…
    Massimo

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  28. MariaStrofa ha detto:

    Letto anch’io, lo trovo un post straordinario, intenso e misurato nonostante tutto nei sentimenti così forti che ispira.
    il titolo di Gadda (il grande Gadda) aggiunge suggestione a un brano notevole.

    Davvero molto.

    ciao.

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  29. MariaStrofa ha detto:

    Letto anch’io, lo trovo un post straordinario, intenso e misurato nonostante tutto nei sentimenti così forti che ispira.
    il titolo di Gadda (il grande Gadda) aggiunge suggestione a un brano notevole.

    Davvero molto.

    ciao.

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  30. flalia ha detto:

    Grazie Maria, il tuo apprezzamento mi fa particolarmente piacere.
    Riguardo al grande Gadda, non posso che essere d’accordo.
    Grazie e ciao 🙂

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  31. flalia ha detto:

    Grazie Maria, il tuo apprezzamento mi fa particolarmente piacere.
    Riguardo al grande Gadda, non posso che essere d’accordo.
    Grazie e ciao 🙂

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  32. neronda ha detto:

    Mi è piaciuto molto, e non è facile scrivere di cose tristi senza scivolare nel lirismo patetico o nel patetismo lirico :D, fidati, me ne intendo 😀

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  33. flalia ha detto:

    Ciao Neronda, benvenuta, e grazie 🙂

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  34. […] il fantasma doveva essere per forza suo fratello, il mio amato zio Carlo di cui ho parlato qui, venuto a punire il fratello per essersi portato a Milano uno dei suoi libri; e siccome questo zio […]

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