No future?

[Die ungebornen  Enkel – Post apocalittico]

Venerdì mattina, in biblioteca, durante due incontri diversi con una classe di terza media e con una di prima superiore (nell’ambito di un progetto di promozione alla lettura), abbiamo chiesto loro di immaginare che nelle due ore del nostro incontro, fuori, nel mondo, fossero passati 50 anni. Cos’avremmo visto uscendo dalla biblioteca? Come apparirà la nostra città tra cinquant’anni?

Le risposte sono state tutte piuttosto tragiche: persone sole, che si spostano ognuna dentro una minuscola macchina; persone grigie per lo smog; persone tutte uguali e “tirate” causa plastiche facciali; distruzione totale e nessuna forma di vita causa piogge acide che avrebbero disintegrato anche noi non appena usciti dalla biblioteca; il nostro bel centro storico medioevale completamente sparito: al suo posto enormi grattacieli (sparite pure le due torri); visione incredibilmente negativa della tecnologia; preoccupazione per il clima; sovrappopolamento dovuto non a immigrazione o aumento della natalità ma alla sempre più lunga durata della vita (quindi un mondo popolato da vecchi) e così via.

Non mi sono stupita, perché a quell’età il futuro sembra così lontano e ignoto che fa certamente paura. Però quella che emergeva dai vari interventi era un’immagine così negativa e deprimente, i toni dei ragazzi così rassegnati e scoraggiati, le visioni così uniformemente lugubri, che un po’ di preoccupazione l’ho provata. Mi ha colpito soprattutto l’immagine di un’umanità sempre più vecchia, decrepita e sola, nella quale non c’è spazio per i giovani (tanto che perfino riguardo al modo di vestire, in questo ipotetico futuro, le previsioni erano che «ci vestiremo tutti da nonni»).

Ho così ripensato alla conversazione avuta qualche giorno fa durante una merenda con le amiche: abbiamo scoperto che della nostra classe del liceo solo due persone (due maschi, tra l’altro) hanno avuto figli. È impressionante: ormai siamo arrivati ai trent’anni e nessuno (a parte quei due) ha figli né prevede di averne a breve. Io personalmente lo trovo un dato tragico, mi sento in colpa.

Mi è poi venuta in mente una storiella triste di Tim Burton, raccontata in Morte malinconica del bambino ostrica (Einaudi, 1998), che narra di una coppia cui nasce un figlio, un bambino strano, con la testa a forma di ostrica e il profumo di mare. Questo bambino con la sua diversità che richiederebbe tanto tempo e tanta cura per essere decifrata e amata, è per i genitori solo un peso, una vergogna, un ostacolo che si frappone fra loro fino a danneggiare la loro intimità (sacrilegio, al giorno d’oggi): è a questo punto che il padre, molto semplicemente, una notte, si china sul lettino del figlio, gli apre la testa con un coltello e lo mangia (si sa, le ostriche sono pure afrodisiache). Così lui e la moglie tornano a divertirsi felici.

Quando poi ho ripetuto i versi di Grodek (l’ardente fiamma dello spirito nutre oggi un possente dolore/i nipoti non nati) ho pensato che no, il futuro non deve essere questo.

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18 commenti on “No future?”

  1. edi ha detto:

    quando avevo la loro età, effettivamente, guardavo con smania al futuro e l’immaginavo più roseo del presente. Mi è rimasta come “solidità ottimistica” questa visione del futuro, ma credo dipendesse dall’educazione e dal contesto temporale degli anni ’80’.

    quel che riferisci è a dir poco sconsolante.

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  2. edi ha detto:

    quando avevo la loro età, effettivamente, guardavo con smania al futuro e l’immaginavo più roseo del presente. Mi è rimasta come “solidità ottimistica” questa visione del futuro, ma credo dipendesse dall’educazione e dal contesto temporale degli anni ’80’.

    quel che riferisci è a dir poco sconsolante.

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  3. commediorafo ha detto:

    La storia del bambino ostrica mi ricorda Kafka, “La metamorfosi”…
    Riguardo le ipotesi per il futuro ha ragione Tonino Guerra: come si fa a non essere ottimisti?
    Massimo

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  4. commediorafo ha detto:

    La storia del bambino ostrica mi ricorda Kafka, “La metamorfosi”…
    Riguardo le ipotesi per il futuro ha ragione Tonino Guerra: come si fa a non essere ottimisti?
    Massimo

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  5. flalia ha detto:

    Edi: non so quanto questo pessimismo sia diffuso però come dici tu quando eravamo piccole noi c’era un’altra atmosfera.

    Massimo: hai ragione, in entrambi i casi la diversità di un figlio è solo un problema e un’onta per i genitori. Io non sono proprio come Tonino Guerra nello spot, però sono abbastanza fiduciosa… 🙂

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  6. flalia ha detto:

    Edi: non so quanto questo pessimismo sia diffuso però come dici tu quando eravamo piccole noi c’era un’altra atmosfera.

    Massimo: hai ragione, in entrambi i casi la diversità di un figlio è solo un problema e un’onta per i genitori. Io non sono proprio come Tonino Guerra nello spot, però sono abbastanza fiduciosa… 🙂

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  7. PaoloFerrucci ha detto:

    Nemmeno io, a quarantacinque anni, ho figli.
    Non mi sento di farli, Ilaria: e mi dispiace di sembrare così pessimista.

    perché non voglio esserlo affatto: continuo ad anelare instancabilmente alla solarità, mi piace sempre pensare a un bel futuro per tutti.

    ma questo mondo non c’incoraggia.
    facciamoci coraggio fra noi, allora!

    ciao 🙂

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  8. PaoloFerrucci ha detto:

    Nemmeno io, a quarantacinque anni, ho figli.
    Non mi sento di farli, Ilaria: e mi dispiace di sembrare così pessimista.

    perché non voglio esserlo affatto: continuo ad anelare instancabilmente alla solarità, mi piace sempre pensare a un bel futuro per tutti.

    ma questo mondo non c’incoraggia.
    facciamoci coraggio fra noi, allora!

    ciao 🙂

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  9. flalia ha detto:

    ciao Paolo, io capisco che alcune persone non vogliano avere figli, ma mi fa impressione che questo atteggiamento si stia, nella pratica, così diffondendo e forse non in modo così “pensato” come forse è per te. Insomma mi fa un po’ paura vedere che c’è tanta paura… non riesco a spiegarmi bene in un commentino!
    Sicuramente farsi coraggio a vicenda mi sembra già qualcosa… 😉
    Ciao! Grazie per i tuoi commenti.

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  10. flalia ha detto:

    ciao Paolo, io capisco che alcune persone non vogliano avere figli, ma mi fa impressione che questo atteggiamento si stia, nella pratica, così diffondendo e forse non in modo così “pensato” come forse è per te. Insomma mi fa un po’ paura vedere che c’è tanta paura… non riesco a spiegarmi bene in un commentino!
    Sicuramente farsi coraggio a vicenda mi sembra già qualcosa… 😉
    Ciao! Grazie per i tuoi commenti.

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  11. diegodandrea ha detto:

    Io adoro Tim Burton… pensa che per un pò sono stato convinto che la fotina che hai sul blog si riferisse alla “sposa cadavere” …
    Ciao D
    P.S.
    la visione “buia” che i ragazzi hanno del futuro credo dipenda non dai tempi realmente peggiori che in passato (anzi, a mio avviso, sono tutt’altro che peggiori), ma dalla sovraesposizione alle informazioni di cui sono probabilmente le prime vere cavie…

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  12. diegodandrea ha detto:

    Io adoro Tim Burton… pensa che per un pò sono stato convinto che la fotina che hai sul blog si riferisse alla “sposa cadavere” …
    Ciao D
    P.S.
    la visione “buia” che i ragazzi hanno del futuro credo dipenda non dai tempi realmente peggiori che in passato (anzi, a mio avviso, sono tutt’altro che peggiori), ma dalla sovraesposizione alle informazioni di cui sono probabilmente le prime vere cavie…

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  13. flalia ha detto:

    Ciao Diego! Anch’io adoro Tim Burton, e sono d’accordo con te sul tuo post scriptum, anch’io rifletto spesso sul fatto che oggi, molto più di prima, siamo così esposti a tante informazioni spesso drammatiche che è più facile sentirsi impauriti e disorientati.
    Ciao!

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  14. flalia ha detto:

    Ciao Diego! Anch’io adoro Tim Burton, e sono d’accordo con te sul tuo post scriptum, anch’io rifletto spesso sul fatto che oggi, molto più di prima, siamo così esposti a tante informazioni spesso drammatiche che è più facile sentirsi impauriti e disorientati.
    Ciao!

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  15. utente anonimo ha detto:

    Blade Runner. La risposta alle tue domande è tutta lì e nella genialità di chi ha saputo mostrarci un futuro diverso da quello in progredire. Iniziò Leopardi, con le magnifiche sorti e progressive, hanno proseguito i grandi della fantascienza nell’affrancarci dal mito tutto illuministico dell’equazione futuro=progresso=miglioramento. Ma a questo proposito, se non l’hai letto, ti consiglio “La neve se ne frega” di Luciano Ligabue. E’ un romanzo di fantascienza che immagina un futuro veramente originale e che, comunque, lancia una speranza perché, e di questo sono profondamente convinta, la natura è più forte di noi e di tutti i nostri tentativi di rovinare il mondo. Dovresti farlo leggere a quei ragazzi che immaginano il prossimo mezzo secolo di grigiore assoluto. Domanda: ma tu sei un’insegnante, una studentessa, una specializzanda o cosa?
    Un saluto, Laura

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  16. utente anonimo ha detto:

    Blade Runner. La risposta alle tue domande è tutta lì e nella genialità di chi ha saputo mostrarci un futuro diverso da quello in progredire. Iniziò Leopardi, con le magnifiche sorti e progressive, hanno proseguito i grandi della fantascienza nell’affrancarci dal mito tutto illuministico dell’equazione futuro=progresso=miglioramento. Ma a questo proposito, se non l’hai letto, ti consiglio “La neve se ne frega” di Luciano Ligabue. E’ un romanzo di fantascienza che immagina un futuro veramente originale e che, comunque, lancia una speranza perché, e di questo sono profondamente convinta, la natura è più forte di noi e di tutti i nostri tentativi di rovinare il mondo. Dovresti farlo leggere a quei ragazzi che immaginano il prossimo mezzo secolo di grigiore assoluto. Domanda: ma tu sei un’insegnante, una studentessa, una specializzanda o cosa?
    Un saluto, Laura

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  17. flalia ha detto:

    Già, il mito del progresso. Però se non erano giustificati gli ingenui entusiasmi di prima, non vedo perché vedere solo negatività oggi! Non ho letto “La neve se ne frega”, ci proverò. Sono una laureanda ma collaboro da tempo con questa associazione che lavora col mondo della scuola, al momento sono una stagista! Di lavoro, sono redattrice in una casa editrice, ma il mio interesse è l’educazione e spero di continuare a lavorare in quel campo.
    Ciao 🙂

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  18. flalia ha detto:

    Già, il mito del progresso. Però se non erano giustificati gli ingenui entusiasmi di prima, non vedo perché vedere solo negatività oggi! Non ho letto “La neve se ne frega”, ci proverò. Sono una laureanda ma collaboro da tempo con questa associazione che lavora col mondo della scuola, al momento sono una stagista! Di lavoro, sono redattrice in una casa editrice, ma il mio interesse è l’educazione e spero di continuare a lavorare in quel campo.
    Ciao 🙂

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