Il luogo degli Orrori [Meno male esiste Gombrowicz]

E così è iniziato l’ultimo semestre del mio lungo incubo personale che, se tutto va bene – e di questo, non essendo un’ottimista, non posso certo essere sicura – terminerà a luglio (o ottobre, se non mi decido a scrivere quello schifo di tesi). Più si avvicina la meta, meno me ne importa (non che me ne sia mai importato molto, in verità), più dubito delle apparenze.

Per me l’università è come il matrimonio per Kafka.

Io l’università fino all’anno scorso non la chiamavo università ma il Problema dell’università; davvero, non sto scherzando, se do un’occhiata ai miei diari vedo che io l’università l’ho sempre chiamata in quel modo lì, che tra l’altro non rende minimamente l’idea di cosa veramente io provo quando penso a quell’orrore. Provo delle cose che non sono neanche capace di verbalizzare, non sono neanche dei sentimenti quelli che provo, sono delle ferite delle piaghe degli scorticamenti interiori tremendi.

Io è da dieci anni che vado in giro con un masso sulla testa, ma di quelli enormi, così pesante che neanche Hulk riuscirebbe a portarlo. Ognuno ha quello che si merita, Atlante reggeva la terra io reggo il pianeta del mio Fallimento. E non mi ribello neanche perché io tutto questo e molto altro che m’è capitato e che non racconterò lo vivo e l’ho sempre vissuto come la mia punizione. Punizione per che cosa? Ah, non lo so, c’è sempre un motivo per essere puniti, lo diceva anche Mark Twain (un uomo per cui nutro una certa venerazione).

Io da sempre quando entro all’università mi cade la faccia, mi si irrigidiscono le membra e mi cambia la voce, diventa inspiegabilmente metallica e incolore. Poi io che di solito quando cammino per strada sorrido molto, quando entro lì dentro mi viene una paresi facciale e se provo a ridere mi viene una smorfia che fa scappare chi mi vede. Così, per non creare traumi a nessuno e per non vergognarmi, io taccio e mi rimpicciolisco. Mi prenderei e mi chiuderei nel mio astuccio se potessi. Io lo chiamo il complesso spazzatura; è bruttissimo sentirsi un mucchietto di spazzatura, sinceramente non lo auguro a nessuno.

Per difendermi di solito porto dei libri con me, di solito porto qualcosa a caso di Walser, perché mi piace e poi perché è molto appropriato: quello, che un tempo ingenuamente credevo fosse il regno della cultura, è il tempio del vuoto e Walser sa descrivere il vuoto rendendolo innocuo e perfino divertente talvolta. Ieri però avevo Ferdydurke che è un libro bellissimo che metterei in programma al posto dei manuali di pedagogia e anche di sociologia. Un educatore secondo me non può non leggerlo e poi in certi casi può proteggerti dal male. Come ieri, che quando la prof. blaterava di dimorfismo sessuale e di filosofi maschilisti io mi rileggevo la lezione del prof. Pallore e per poco non mi mettevo a ridere ad alta voce. Sognavo solo la fine dell’ora, quando sarei andata al lavoro al doposcuola impegnandomi a non emulare io stessa il prof. Pallore. Il doposcuola mi dà delle soddisfazioni. Lì ritorno normale, con il mio sorriso, la mia voce allegra e tutto il resto a posto. Mi vien quasi da piangere da quanto ci sto bene.

Dio, ti ringrazio che quest’incubo sta per finire.

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20 commenti on “Il luogo degli Orrori [Meno male esiste Gombrowicz]”

  1. DaMnEdDoLLy ha detto:

    io sinceramente nn capisco.. cioè in teoria l’università dovrebbe essere una liberazione xkè finalmente riesci a scegliere davvero qll ke fare…

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  2. flalia ha detto:

    Ecco, anch’io la pensavo come te… prima. 😉
    Comunque è così per me, per come sono fatta io (sicuramente son io che sono fatta “sbagliata”), non voglio spaventare nessuno… 🙂

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  3. flalia ha detto:

    Ecco, anch’io la pensavo come te… prima. 😉
    Comunque è così per me, per come sono fatta io (sicuramente son io che sono fatta “sbagliata”), non voglio spaventare nessuno… 🙂

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  4. commediorafo ha detto:

    Io ho resistito due mesi a lettere. Frequentavo Storia Romana, Letteratura Latina e Pedagogia.
    Poi ho cambiato idea…
    Massimo

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  5. commediorafo ha detto:

    Io ho resistito due mesi a lettere. Frequentavo Storia Romana, Letteratura Latina e Pedagogia.
    Poi ho cambiato idea…
    Massimo

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  6. flalia ha detto:

    Io ho cambiato tre volte facoltà, poi nel mezzo tra questi cambi turbinosi ho proprio piantato l’università e mi son messa a lavorare e mi andava bene così, ma avevo un tarlo dentro… volevo essere educatrice, ci tengo, allora ho piegato il capo e mi son riiscritta, un anno e mezzo fa, ultimo treno. Ho dato in un anno e mezzo 18 esami, adesso ormai ho finito… un po’ spompata.
    Tu invece hai avuto le idee chiare fin da subito e ti ammiro. E poi di commediorafo ci sei solo tu! 😉
    Ciao,
    Ilaria

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  7. flalia ha detto:

    Io ho cambiato tre volte facoltà, poi nel mezzo tra questi cambi turbinosi ho proprio piantato l’università e mi son messa a lavorare e mi andava bene così, ma avevo un tarlo dentro… volevo essere educatrice, ci tengo, allora ho piegato il capo e mi son riiscritta, un anno e mezzo fa, ultimo treno. Ho dato in un anno e mezzo 18 esami, adesso ormai ho finito… un po’ spompata.
    Tu invece hai avuto le idee chiare fin da subito e ti ammiro. E poi di commediorafo ci sei solo tu! 😉
    Ciao,
    Ilaria

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  8. lucenellarete ha detto:

    Parto dal presupposto che se una cosa non piace non si deve fare.
    L’Università non da alcuna garanzia per il futuro, fuguriamoci se è anche una scelta forzata!

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  9. lucenellarete ha detto:

    Parto dal presupposto che se una cosa non piace non si deve fare.
    L’Università non da alcuna garanzia per il futuro, fuguriamoci se è anche una scelta forzata!

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  10. flalia ha detto:

    Hai ragione, Paolo, ma se per continuare a lavorare nel campo che mi interessa devo avere ‘sta maledetta laurea, io la voglio. Non per la laurea in sé ma per fare quello per cui mi sento portata…

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  11. PlacidaSignora ha detto:

    Vedrai che appena uscirai dall’aula tesi, il macigno sarà disintegrato, come non fosse mai esistito. E ti sentirai leggerissima e libera. :-)*

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  12. flalia ha detto:

    Grazie Placida, speriamo!
    Mi fa piacere vedere che sei tornata…
    Ciao,
    ilaria 🙂

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  13. flalia ha detto:

    Grazie Placida, speriamo!
    Mi fa piacere vedere che sei tornata…
    Ciao,
    ilaria 🙂

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  14. commediorafo ha detto:

    “Commediorafo sei solo tu”. Ho ordinato una stele per farci incidere tale epigrafe da leggere nei giorni di poca autostima.
    😉
    Massimo

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  15. commediorafo ha detto:

    “Commediorafo sei solo tu”. Ho ordinato una stele per farci incidere tale epigrafe da leggere nei giorni di poca autostima.
    😉
    Massimo

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  16. diegodandrea ha detto:

    “un libro può proteggerti dal male” … questa è meravigliosa, temo che te la ruberò 😉 … secondo me sarai un’ottima educatrice, perché hai passione ma, soprattutto, cuore!
    Ciao D

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  17. diegodandrea ha detto:

    “un libro può proteggerti dal male” … questa è meravigliosa, temo che te la ruberò 😉 … secondo me sarai un’ottima educatrice, perché hai passione ma, soprattutto, cuore!
    Ciao D

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  18. flalia ha detto:

    Grazie, Diego, e di nuovo bentornato! 🙂

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  19. edi ha detto:

    peccato, è così bella l’Università. Ma in compenso io ho detestato con tutto il cuore gli anni di scuola.

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  20. edi ha detto:

    peccato, è così bella l’Università. Ma in compenso io ho detestato con tutto il cuore gli anni di scuola.

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