Vivere coi paraocchi rimpicciolisce l’esistenza (e danneggia l’intelletto)

Prendo il Mucchio di gennaio, nonostante già la copertina mi indisponga. Il titolone è “Pedofilia allarme rosso” e il protagonista della copertina è un prete con le braccia aperte e lo sguardo morboso da “porco violentatore di bambini”. E vabbè. (Naturalmente il servizio corrispondente, all’interno, non è sulla pedofilia, ma sulla pedofilia nella Chiesa. E questa purtroppo esiste. Solo che è presentato in modo che sembra che tutti i preti siano dei potenziali (se non reali) pedofili . E questa mi giunge nuova).

Non so come sia possibile, ma praticamente in una pagina sì e una no (e non solo in questo numero) c’è un attacco alla religione. E alla Mondadori. Gente disperata perché magari un autore che gli interessa ha pubblicato un libro con Mondadori e allora basta: lui è un venduto e il fan deluso anche volendo non riesce proprio ad acquistare un libro Mondadori. Terribili problemi di coscienza. Poi c’è il disperante caso “Giovanni Lindo Ferretti”: ha pubblicato un libro con Mondadori (Argh), è andato ospite da Ferrara (Aargh!), ammira il papa attuale (Gasp!) e ha votato per il centro-destra alle ultime elezioni!!! (La giustificazione arrabattata per spiegare un simile eretico comportamento è che lui è molto malato e questo probabilmente lo porta ad avere certe assurde idee). Questo tipo di mentalità mi sembra sia parecchio diffusa (Mucchio a parte; tra l’altro, è un’ottima rivista musical-culturale e continuo a leggerla volentieri).

Ecco, io queste cose non le capisco. Ho le mie idee politiche, etiche, religiose. Ammetto tranquillamente che altri abbiano idee diverse dalle mie. E che le persone queste loro idee possano cambiarle, anche in modo radicale (a patto che sia un cambiamento motivato, ragionato, e quindi razionalmente “difendibile”). Non considero un’idiota mia cugina perché vota Berlusconi, per dire. Dissento da lei, ma non mi ritengo superiore solo perché voto a sinistra. Amo i libri e nella mia libreria sono presenti volumi di qualunque casa editrice, Mondadori compresa. Se un regista che amo fa un film targato “Medusa” vado tranquillamente a vedermelo senza sentirmi in colpa. Sono credente ma non mi sento offesa o minacciata se un altro non lo è, né voglio imporgli la mia fede. Tutto questo mi sembra normale, banale, ovvio. Eppure mi accorgo che per molti, da qualunque parte stiano, non è così.

Quanto è libera una persona che prima di dire: “Hai detto una cosa interessante” o: “Sono d’accordo con te” deve prima sapere per chi voti o se sei ateo o credente?

Perché si sta affermando l’idea che dobbiamo frequentare chi la pensa come noi e biasimare a priori chi non la pensa come noi? (Come si fa poi a stabilire chi la pensa esattamente come noi o fino a che punto si può dire che uno la pensa come noi? E soprattutto: Chi mai siamo noi?). Che vantaggio può derivare da questo bisogno di intruppamento? Perché imbrigliare la nostra intelligenza? Tra l’altro è noiosissimo frequentare solo i nostri simili…

C’è qualcuno che vuole sentirsi in guerra e se la guerra non c’è se la inventa.

Secondo me sarebbe meglio imparare a confrontarsi, magari usando uno strumento che possediamo tutti, ma proprio tutti: la ragione (e anche un po’ il cuore, però).

[Chi non è d’accordo, commenti pure. Questa è una mia semplice riflessione]

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2 commenti on “Vivere coi paraocchi rimpicciolisce l’esistenza (e danneggia l’intelletto)”

  1. diegodandrea ha detto:

    Concordo e sottoscrivo tutto… lo sai cosa mi hai fatto venire in mente? La dialettica amico/nemico di Carl Schmitt, a mio avviso una delle basi concettuali più dannose di tutta la prima metà del novecento!
    Saluti di tolleranza D

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  2. flalia ha detto:

    Hai ragione su Schmitt, concordo con te. Per me la politica, al contrario che per lui, è proprio il superamento di una logica di quel tipo…
    Ciao,
    Ilaria

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