Positive thinking

Qualche tempo fa mi è capitato di vedere in tv un documentario sull’Australia (o forse era Turisti per caso). Due cose mi colpirono più di tutto: gli enormi spazi (io nel metro quadrato di autonomia di cui posso godere qui nella ristrettezza bolognese agogno a vasti orizzonti) e un concetto più volte ribadito dalle varie persone intervistate (dall’illustre professore universitario al fruttivendolo): in Australia puoi crearti una vita completamente nuova.

Vegeti su suolo italiano (che pure ti ha dato i natali…) in attesa di rottamazione?

Hai collezionato un fallimento dopo l’altro e pensi che falliresti anche un tentativo di suicidio?

Per qualche fatalità della vita (o per colpa tua) hai perso irrimediabilmente tutto (casa, lavoro, famiglia) nel giro di tre giorni?

Sei appena uscito di prigione e trovi ogni porta sbarrata?

Trova il modo di acquistare un biglietto aereo sola andata per l’Australia e parti. Anche se non sai la lingua non c’è problema: troverai ad accoglierti una vasta comunità italiana (anche nel paesino più sperduto) pronta a darti le fondamentali dritte per orientarti in breve tempo e Prendere In Mano La Tua Vita: in breve, l’Australia è la variante, più friendly e aggiornata, di quello che una volta (tanto tanto tempo fa, quando Bin Laden era ancora un innocente giovincello e Bush un innocuo alcolista) era il mitico Sogno Americano. Il self-made-man, per intenderci.

Questo è quel che ho capito guardando quel filmato. Una sola campana, è vero, ma che alle mie orecchie suonava divinamente.

Da allora c’è un pensiero rassicurante che aleggia in qualche angolino della mia mente: dovessi mai cadere sul lastrico non girerò per le strade di Bologna vendendo Piazza grande (il lodevole giornale dei clochard bolognesi) ma migrerò in Australia, dove c’è una speranza per tutti.

Questo pensiero mi culla nei momenti di sconforto, mi incoraggia in quelli di debolezza.

Mi dà il senso di un’alternativa.

Se fallisco, me ne vado in Australia.

Se sparisco, sapete dove sono andata.

[In realtà sono un essere rigorosamente stanziale. Faccio già fatica a uscire dall’Emilia-Romagna. Non mi ci vedo all’altro capo del mondo. Ma qui è il pensiero che conta, la semplice certezza che un’Australia c’è].

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6 commenti on “Positive thinking”

  1. lucenellarete ha detto:

    Anzitutto ti ringrazio per il commento sul mio blog.
    Mi sono paurosamente rispecchiato nel tuo post, in quanto tempo fa ho visto un documentario sul Brasile che mi ha colpito tantissimo e da allora dico sempre a me stesso “Ecco se falllisco di nuovo lascio tutto a vado a S. Paolo”.

    Magari domani scriverò un post proprio su questo.

    Ciao, Paolo

    PS. Ti ho linkato

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  2. commediorafo ha detto:

    Quasi quasi domani vado in un’agenzia di viaggi…
    Massimo

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  3. flalia ha detto:

    @ Paolo: esatto, è così che funziona! (per me l’Australia, per te il Brasile…)
    (Ti ho linkato anch’io)
    @ Massimo: contagiato anche tu dall’idea “positiva”? ;- )

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  4. neoscapigliato ha detto:

    E’ confortevole sapere che l’Australia è là…al suo posto…e che volendo uno si ci potrebbe perdere…
    E’ il pensiero che farebbero vedere qualche orrenda fotografia (di quelle generata dal computer) su Chi la visto che mi preoccupa…sopratutto se accompagnata dalla didascalia “aspetto dimesso”…
    Bel blog! ciao a presto

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  5. flalia ha detto:

    @ Neoscapigliato (complimenti per il nick!): hai ragione… non ci avevo proprio pensato! Ma guarda, una volta in Australia, qui potrebbe accadere qualunque cosa (Chi l’ha visto compreso), io ormai sarei lontanissima…

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  6. diegodandrea ha detto:

    C’è sempre un posto da qualche parte dove voler fuggire pur restando esattamente dove si è… mi viene in mente il dilemma di Hermes, costretto a dimenticare i luoghi che abbandonava per poter capire la natura di quelli nuovi in cui era, i quali, incredibilmente, finivano per rendergli più chiaro ciò che aveva dovuto dimenticare e abbandonare!
    Saluti D

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