A zonzo [una romantica a Bologna]

Chi ama passeggiare per la propria città sa che esistono luoghi e persone cui non solo ci si affeziona ma che sembrano appartenere alla città come se fossero sempre stati lì e lì siano destinati a restare. Se parliamo di persone, sono presenze rassicuranti, numi tutelari che abbiamo bisogno di riconoscere, anche solo come figure liminali e sfiorate di tanto in tanto, nel nostro viaggio. Ognuno ha le sue e per quanto mi riguarda, tra coloro cui sono affezionata, ci sono due suonatori (uno di violino, l’altro di fisarmonica) che sono collocati di solito sotto il portico del Pavaglione (zona chic della città, ma non immaginatevi in realtà niente di particolarmente sfarzoso perché sarebbe incompatibile con lo spirito bolognese: a BO l’eleganza è merce rara). Non sono i classici suonatori un po’ “sgangherati” o improvvisati che capita di incontrare nelle nostre città. Sono vestiti in modo distinto, entrambi con un cappotto nero; uno ha in testa un cappuccio nero, l’altro un cappello nero a larghe tese. Suonano sorridendo e completamente immersi nella loro musica. Sembrano usciti da un racconto di Singer. Suonano arie popolari e anche valzer (io nutro una segreta passione per il valzer, anche se non lo so ballare) e quando torno dal lavoro, come ieri, spesso passo dalla piazza proprio per fermarmi un po’ ad ascoltarli. Dopo pago loro “il prezzo del biglietto” e ci salutiamo con grandi sorrisi. Non c’è dialogo tra noi  (tranne qualche reciproco complimento) ma solo ammirazione.

Anche ieri sono passata ad ascoltarli e dato che erano praticamente di fianco alla libreria Feltrinelli, naturalmente non ho potuto non entrarci. Ho trovato una raccolta di poesie di Raffaello Baldini che ancora non possedevo (Ad nòta, cioè: di notte), poi, vagolando per il negozio, dopo aver indirizzato un signore smarrito verso il reparto che cercava, sono capitata dalle parti del settore Psicologia, e qui mi son fatta le mie solite risate amarognole. Tale settore era così organizzato: a destra i libri “seri”, quasi solo psicoanalisi però: quindi opera omnia di Freud, Jung, un po’ di Lacan (più sua monumentale biografia), qualcosa della Klein e poco altro; a sinistra i “frutti deviati”, i prodotti della psicoanalisi volgarizzata a uso consumistico e popolare: quindi i vari manuali di “cura di sé”, autoanalisi eccetera; troneggiava, su tutto, l’inossidabile John Gray, un uomo ottimisticamente convinto che gli uomini siano abili nei lavori manuali e desiderosi di fare i cavalieri, mentre le donne sono romantiche e un po’ svampite. John Gray suggerisce alle donne in cerca del principe azzurro di recarsi in luoghi in cui possano per esempio acquistare mobili con lo scopo in realtà di farsi aiutare a montarli da un uomo conosciuto lì o che hanno adocchiato per es. sul lavoro: secondo John Gray gli uomini aspettano solo di potersi fare in quattro per assecondare i desideri femminili (non me lo sto inventando, lo ha proprio scritto lui nei suoi libri). Ecco. Io avrei voluto chiamare John Gray quando l’anno scorso io e mia cugina abbiamo montato completamente da sole quasi tutti i mobili Ikea destinati ad arredare il suo nido d’amore (il fidanzato, ora marito, e qualunque altro uomo di nostra conoscenza, si sono accuratamente tenuti alla larga…). John Gray secondo me, tanto per tornare in argomento, è un tipico paranoico, il quale si è creato un suo mondo positivo e felice nel quale, per il suo bene ma non per quello delle sue lettrici, è meglio lasciarlo.

Accanto a questi delicati manualetti, scorgo poi un volume dal titolo ambiguo: Fallo felice! (anche se io, tarda di comprendonio, ho colto il doppio senso solo sfogliandolo): tipico caso di psicologia applicata all’anatomia (maschile). Ovviamente, nella sua crudezza, scritto da una donna ben lontana dal romanticismo all’acqua di rose del povero John.

Al centro tra i libri seri e quelli scemi c’era (scelta non credo voluta, ma sicuramente azzeccata) un volumone minaccioso, dalla copertina tutta nera: Il libro nero della psicoanalisi. Mi ha fatto paura solo guardarlo.

Io ho una certa avversione nei confronti di tale disciplina, tuttavia sono ben consapevole che senza Freud e tutto ciò che ne è conseguito non avrei potuto gustare alcuni adorabili film di Woody Allen, quindi ben venga la psicoanalisi.

Arrivata poi a casa, dopo aver pedalato in una fitta e alquanto suggestiva nebbia, mia madre mi ha informato, mentre gustavo il mio tè caldo, che aveva sentito alla tv che nel 2012 arriveranno gli alieni. Lo ha detto Marco Columbro e a lui lo ha detto la Madonna.

Perfetto, ben vengano pure gli alieni.

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5 commenti on “A zonzo [una romantica a Bologna]”

  1. utente anonimo ha detto:

    Quindi io ero l’unico pirla maschio che quando stava a Milano montava mobili Ikea a destra e a manca?!? Mi preoccupa essere lo stereotipo di questo tizio uscito dal medioevo (o da Telemarket)

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  2. flalia ha detto:

    No no, quale pirla! Magari ce ne fossero di più di persone gentili e volonterose… (forse li conosce tutti John Gray)

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  3. utente anonimo ha detto:

    e c’era Cent’anni di psicanalisi e il mondo va sempre peggio? di Hillman mi fido, ma non l’ho letto..

    P

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  4. flalia ha detto:

    Non ci ho fatto caso… con tutti i libri che c’erano…

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  5. utente anonimo ha detto:

    Gentilezza e coglionaggine viaggiano troppo spesso appaiate 😀

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