L’orgoglio di dirsi pazzi

È da parecchio tempo che mi chiedo come mai tante persone, quando devono scegliere degli aggettivi per descriversi, ricorrono orgogliosamente al termine pazzo/a (più le donne che gli uomini, per la verità). Ve ne sarete accorti anche voi girovagando un po’ tra i blog, leggendo annunci sui giornali “per giovani”, o leggendo i diari scolastici di adolescenti à la page.  

Cosa sarà mai questo compiacimento nel definirsi pazzi? Cosa c’è di desiderabile nell’essere pazzi? Niente, mi dico io osservando con pena il cosiddetto Matto di S. Lazzaro, un tipo che frequenta l’autobus che uso io, e che pazzo lo è davvero.

Naturalmente con l’aggettivo “pazzo” (o con la variante giovanilistica “fuori di testa”) queste persone intendono dire che sono Fuori-dagli-schemi, Anticonformiste, Imprevedibili, Creative, Simpaticissime e così via. E allora usate i termini appropriati, vorrei intimare, dal basso della mia scarsa autorità. Se siete creative e anticonformiste, ragazze mie, sfogliate il vocabolario della lingua italiana, immergetevi nel variegato lessico che contraddistingue la nostra bella lingua e scegliete i termini migliori (o i più curiosi, originali) per definirvi (è anche un’occasione per scoprire cose nuove su di sé: Oh! Ma guarda! Davvero potrei definirmi così? Non ci avevo mai pensato…)!

Quando un essere umano che incontro si autodefinisce “pazzo” (e, ripeto, in genere sono le donne a farlo) io automaticamente diffido, o meglio mi chiedo perché questa persona ci tiene a presentarsi in modo ormai così banale quando invece, scavando un po’, è probabilmente molto più interessante di quanto lei stessa creda.

Forse è solo questione di consapevolezza?

Il fatto è che, per quel che ne so, le persone davvero “originali” ed endodirette non hanno alcun bisogno di autoetichettarsi in qualche modo, tantomeno come “pazze”.   

[Se vi definite “pazzi” e volete difendere le vostre ragioni, commentate pure, questa è solo una mia opinabilissima riflessione]

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6 commenti on “L’orgoglio di dirsi pazzi”

  1. nihilalieno ha detto:

    Anch’io trovo straordinario che la gente creda a certe pubblicità che ti promettono di essere “unico” o “anticonformista”… non fanno certo la pubblicità per te solo, quindi è ovvio che ti troverai a essere perfettamente conforme a tutti quelli che come te volevano essere “unici”… Mah!
    Oggigiorno, il modo più efficace di andare controcorrente è essere normali.

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  2. flalia ha detto:

    E’ esattamente ciò che penso anch’io.

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  3. factum ha detto:

    Pazzo è un romanticismo, che vuol dire gurardami sono unico non sono come gli altri, insomma se non mi consideri perchè ci sono almeno considerami perchè sono fuori da tutti gli schemi.
    La cosa per me pericolosa è che dal considerarsi diverso, “fuori di melone” a mettersi in situazioni in cui questo è esaltato e aiutato con sostanze o simili ci va poco.
    Insomma io valgo, non trova riscontro non tanto sul valgo, ma sull’io, per cui togliendo il valgo esaltiamo l’io.

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  4. flalia ha detto:

    Ciao! Sono d’accordo con te sull’accezione romantica del termine “pazzo”, però non necessariamente l’uso di questa parola porta le conseguenze drammatiche che tu paventi! (Speriamo, almeno…)

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  5. utente anonimo ha detto:

    il matto di san lazzaro. presenza fissa sull’autobus dai tempi del ginnasio. è ancora in giro. suo malgrado non è certo un esempio da prendere per chi ha la fortuna di non esser matto.

    io sono immune. ho scolpito nella memoria – insieme a un po’ del senso di terrore che provai – il mio prof. di greco che per una traduzione più che traballante mi urlò – con voce non priva di rabbia – ‘ma.. ma… tu sei pazzo!’

    non mi definirei mai ‘pazzo’ da solo, insomma.

    patrick

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  6. flalia ha detto:

    Sì, anch’io continuo a vederlo, infatti… è dall’infanzia che la sua presenza mi “accompagna”…
    La mia prof. di greco per fortuna non mi ha mai provocato simili shock, mi sa che glieli procuravo io con le mie traduzioni…

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