Certe facce, la sera

Molti di noi non si rendono conto della faccia che hanno quando camminano soli (magari un po’ di fretta) per strada, o quando stanno in autobus o insomma in tutti quei quotidiani momenti in cui non stanno interagendo con qualcuno e sono semplicemente in transito (fisicamente o mentalmente).

Ma anche quando noi non stiamo interagendo direttamente con qualcuno, il mondo sta interagendo con noi. Ci guarda, ci osserva, ci scruta col suo cipiglio solitamente cinico o almeno perplesso. Parlo di chi, mentre noi stiamo lì in catalessi mentale, ci vede e nota la nostra espressione vacua, assente, zombesca. E si intristisce. Perché è un fenomeno contagioso.

Ora, io personalmente cerco sempre di essere consapevole dell’espressione che ho e di tenerla sotto controllo. Non credo che questo comporti una mancanza di spontaneità, come ha obiettato una mia amica. Intanto devo dire che la mia espressone normale è comunque già di per sé “non mortifera” (forse per merito di mia nonna, che per un certo periodo, quando ero piccola, ogni volta che mi vedeva –cioè anche più volte al giorno- mi intimava: “Occhi ridenti e fuggitivi!” e finché non riteneva la mia espressione abbastanza appropriata mi tampinava. Della serie: quel che non uccide fortifica). E comunque se essere spontanea significa che devo accettare di andare in giro con una faccia da cane bastonato che trasmette solo vuoto e mestizia a chi mi guarda, preferisco fare un po’ di attenzione e assumere un’espressione più serena, o almeno sveglia (occhi vivi, non sguardo assente!). In più tutti noi, soprattutto noi donne, ci vestiamo e trucchiamo con un minimo di cura prima di uscire, proprio perché non vogliamo presentarci in pubblico disordinati o sciatti; e allora perché non dovremmo curare anche l’espressione del viso?

Un capitolo a parte meritano poi le facce che mi capita di osservare la sera sull’autobus, all’ora in cui si torna a casa dal lavoro. Soprattutto quelle degli uomini. Dei visi distrutti, gli stessi corpi sembrano essere sul punto di afflosciarsi da un momento all’altro, mi sembra a volte una sorta di danse macabre: cappotti, giacche, sciarpe, cappelli sembrano vivere di vita propria, sembrano molto più vivi dei manichini acciaccati che li vestono, dei fantasmi stanchi che li indossano.

Strano, perché non mi pare che le donne lavorino meno. Eppure a certi uomini gli cade proprio la faccia. Sono meno resistenti al logorio del lavoro quotidiano? O faticano effettivamente di più? O è l’insoddisfazione a trasformarli così (e allora di lavoratori insoddisfatti, per quanto apparentemente ben posizionati, ce ne sono tanti, tutti con il loro cappottino e una valigetta portadocumenti e tanta malinconia, speriamo solo passeggera, all’ora della sera)?

Interrogativi, questi, che non troveranno certo risposta qui.

Ma un consiglio lo voglio dare: non dimenticatevi di possedere una faccia!

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4 commenti on “Certe facce, la sera”

  1. darlondigno ha detto:

    qualche volta ho visto faccie di fretta, sugli autobus.
    hai presente? le espressioni di chi non vede l’ora di scendere da quel mezzo, per tornare a casa..quelli sono bei visi, secondo me..

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  2. flalia ha detto:

    E’ vero. Le facce di cui parlo io sono quelle “spente”, da cui non trapela alcuna tensione o emozione, neanche il desiderio di arrivare in fretta a casa…

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  3. nihilalieno ha detto:

    Perchè mi hai fatto questo? E’ orribile pensare alla faccia che devo avere quando sono sull’autobus e ascolto nelle cuffie Guccini e Masini… probabilmente faccio più danni alla psiche di chi mi circonda di una puntata del Grande Fratello…
    Adesso dovrò andare a confessarmi anche di questo peccato… d’ora in poi uscirò solo con il burka!

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  4. flalia ha detto:

    Dai, non essere così severa con te stessa! Comunque Guccini lo ascolto anch’io… non credo proprio che faccia male…

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