La paura e il coraggio

L’8 ricomincia tutto, lavoro, università, volontariato. Dovrei iniziare anche il tanto temuto tirocinio e devo decidermi a scegliere l’argomento della tesi e iniziare a lavorarci seriamente su.

Tutto questo da un lato mi piace ma dall’altro mi angoscia.

Certe volte ho paura di tutto, anche delle situazioni che conosco già bene. Per esempio il volontariato al doposcuola: mi piace tantissimo andarci, mi sono affezionata ai ragazzi e ritengo di essere loro realmente utile, però ho comunque sempre paura: di sbagliare, di non essere all’altezza, di risultare antipatica, di combinare dei guai, di non capire le cose eccetera eccetera. Anche se nessuna di queste mie paure si è finora verificata (mi impegno sempre e riesco a combinare qualcosa di buono) io non me ne libero proprio. Mi sento sempre inadeguata. Dovunque: lavoro, università, doposcuola, amici, famiglia, parrocchia.

L’unica persona al mondo con cui mi trovo veramente bene, a mio agio, sono io.

Triste, ma vero.

Un tempo (fino a qualche anno fa) reagivo alle mie paure assecondandole (cioè non reagendo). Mi isolavo, mi tiravo fuori da ciò che mi creava ansia (cioè da TUTTO). Dovevo uscire con amici e questo mi spaventava? Non uscivo. L’università mi creava delle angosce tanto ingiustificate (andavo benissimo) quanto insostenibili (e non per gli esami, che non mi hanno stranamente mai fatto paura ma per come mi ci  trovavo in generale)? L’ho piantata. Sul lavoro mi sentivo inadeguata (anche se ero, nel mio ambito, la migliore, detto dai superiori non da me)? Mollato anche quello.

Tutto così. Ovviamente più lo fai più ti disprezzi. E più ti disprezzi più ti isoli. Un classico circolo vizioso.

Guardi il mondo da dietro la finestra e pensi che la vita è bellissima. Solo che tu non riesci a viverla.

Poi col tempo mi sono resa conto che non si può sempre tirarsi indietro. L’idea di invecchiare e, voltandomi indietro, vedere il nulla di una vita non vissuta mi era davvero insopportabile, più insopportabile della paura stessa.

Mi è venuto in soccorso anche il mio senso morale: non è giusto vivere da parassiti, vivere solo per se stessi, chiusi nel proprio guscio e senza dare alcun contributo alla società.

Anche il confronto con altre persone a me care mi ha aiutato.

A poco a poco ho iniziato la scalata verso il Fuori.

Ho ripreso l’università. Ho ripreso il lavoro. Ho iniziato il volontariato. Ho recuperato amicizie perdute. Ho ritrovato la fede.

Come ho detto, non è che non ho più paura. Ho paura come prima. Semplicemente, me ne infischio, cerco di ignorarla. Faccio lo stesso quello che voglio/devo fare. Vado al lavoro, all’università, vedo gli amici eccetera. E mi reputo una persona molto felice, sul serio, sono felice della mia vita e nonostante tutto non la cambierei con quella di nessun altro. Voglio vivermela in prima persona.

Però la paura è come una zavorra. Io vedo altre persone (non certo tutte, chissà quanti ce ne sono di spauriti come e più di me) procedere leggere per la loro strada: non senza problemi o senza sofferenze, ma almeno senza sentirsi sempre inadeguate e timorose. Be’, le ammiro.

La paura è una palla al piede che ti rallenta in ogni cosa. Tutti siamo in marcia ma non tutti procediamo con lo stesso passo. Però non può essere un alibi dietro cui nascondere i propri fallimenti. Tutti, anche i più forti, fanno fatica a questo mondo.

Non è vero che chi non ha il coraggio non se lo può dare. Se lo può dare eccome.

Quante persone mi capita di incontrare, sia nella realtà sia nei blog, che sembrano aver gettato la spugna e smesso di lottare contro i propri problemi, crogiolandosi in un vittimismo ingiustificabile.

Con questo lungo post voglio dire che nessuno ha il diritto di smettere di migliorarsi. Non è necessario cancellare le proprie debolezze (sarebbe bello poterlo fare) ma si può conviverci, farsene una ragione e non lasciarsene imprigionare.

E so bene quel che dico.

(Qualunque cosa io mi appresti a fare, una convinzione si stampa automaticamente dentro me: non ce la farai mai! Ogni giorno combatto contro questa convinzione. A volte resto schiacciata. La maggior parte delle volte no. Non più.)

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3 commenti on “La paura e il coraggio”

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao, io sono Marty.

    Lucio.

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  2. flalia ha detto:

    Ciao! Un po’ lo siamo tutti… meglio lui che altri.

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  3. missmidnight ha detto:

    Un tempo anch’io avevo paura… poi ho iniziato a fregarmene. Si vive meglio, te lo assicuro.

    Miss.

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