Marty

Eh, no, non si può fare una cosa così, non si può fare star male la gente a questo modo!

Insomma, forse perché dopo tanti anni non c’ero più abituata, forse perché invecchiando divento più vulnerabile, ma una storia come Marty Tiziano Sclavi poteva anche evitarmela! Potevano almeno mettere sulla copertina un bollino tipo il famigerato “parental advisory”, che mettesse però in guardia gli emotivi o i tendenzialmente malinconici dal leggere questa storia (“Contenuti emotivamente espliciti. Astenersi depressi, da somministrare con cautela ai Sensibili”). Qualcosa del genere insomma.

E invece no. Oddio, effettivamente la copertina lasciava presagire che questo albo fosse particolarmente sclaviano nel senso più malinconico del termine… e in fondo, nonostante le lamentele di cui sopra, è proprio per questo che dopo anni che non lo compravo più ho ricominciato ad acquistare Dylan Dog, ma solo ed esclusivamente gli albi sceneggiati da Sclavi (la Barbato non riesco proprio a farmela piacere. In realtà l’unico altro autore che mi piacesse leggere su Dylan Dog era Chiaverotti, che invece su Brendon purtroppo non mi dice niente). Ma tornando a Marty, io lo consiglio a tutti quelli che storcono il naso di fronte ai fumetti (Non ho visto però il film cui è ispirato, spero che Sclavi non si sia troppo ispirato, come a volte in Bonelli accade, perché in tal caso non dico che apprezzerei meno l’albo, però tanta emozione sarebbe forse meno giustificata) .

In ogni caso Sclavi tocca il classico nervo scoperto, e dato che questo gli accade (è accaduto) così spesso, forse il merito è proprio della sua malinconia, del suo sguardo sconsolato ma non disincantato sul mondo. Non disincantato perché lui, attraverso le sue storie e i suoi personaggi sofferti, non dà risposte, evoca solo domande, dubbi, insinua inquietudini anche lì dove non le vediamo, ci mette in crisi, insomma.

Le domande in questo caso sono quelle che si pone Dylan e che probabilmente capita spesso di porsi a molti di noi…

Questa folla, fatta di tante singole persone, ognuna diversa e unica, anche se sembrano così anonime… e io lì in mezzo. Tante storie che mi sfiorano.

“Cosa fa tutta questa gente? Si muove, lavora… ma vive?”

Perché spesso sono i prepotenti e gli arroganti ad avere successo?

Come possiamo affrontare la brutalità, o semplicemente, la frustrazione che può riservarci la vita?

Perché vivere aspettando di morire, aspettando l’angelo che spezzerà le nostre catene? (E intanto i nostri desideri repressi si sfogano nelle fantasie sadiche in cui a rappresentarci non è comunque neanche lì il nostro vero Io, neanche lì possiamo essere noi stessi, al nostro posto un simulacro –in quel caso un Io con l’aspetto di Jude Law-. Vivere perennemente espropriati di noi stessi, eterni perdenti succubi di desideri preconfezionati).

Queste fantasie-avvoltoi, che costituiscono una vita parallela in sostituzione di quella reale. Queste consolazioni inutili.

E la malattia, il corpo che ti tradisce, il gergo efficientista del medico che ti annuncia la morte, una formalità come tante nella sua vita così lontana dalla tua.

E però anche lo spiraglio: un’amicizia, di un cagnolino, di un essere umano che si accorge di noi, ci guarda, squarcia anche se per poco l’abituale indifferenza da cui siamo circondati.

Mi son venuti gli occhi lucidi verso la fine, ho pianto (forse anche a causa della situazione che sto vivendo con mia nonna e mia zia –stessa malattia), ecco perché ho iniziato questo post con quelle frasi agguerrite.

Ma in realtà spero semplicemente di continuare ancora a lungo a emozionarmi così, lettura dopo lettura.

Anche se c’è qualcosa di ingiusto nel fatto che spesso sia la sofferenza a donarci quello sguardo speciale grazie al quale possono esistere storie così profonde.

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2 commenti on “Marty”

  1. adentistretti ha detto:

    Ciao bel blog! peccato per Brendon, secondo me è un pò sottovalutato come fumetto, comunque Chiaverotti rende bene su entrambi le testate!

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  2. flalia ha detto:

    Ciao, benvenuto e grazie! Chiaverotti, come ho scritto, mi piace tantissimo e infatti Brendon comunque lo leggo (anche se non proprio regolarmente). Non riesco ad appassionarmi più di tanto, dopo un po’ le storie mi sembrano più o meno tutte uguali (probabilmente mi sbaglio…). Mi piacerebbe che tornasse a scrivere qualche Dylan Dog, ora che è tornato anche Sclavi. Mi piace molto anche Dampyr, comunque. Ciao!

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