Illuminazioni in ordine sparso prodotte tra la fine e l’inizio di un nuovo anno (2)

                                                                                     [Segue dal post precedente]

  • Ho finalmente imparato come comportarmi durante l’annuale disputa che nella mia famiglia si svolge regolarmente durante il pranzo: meglio i tortellini (tipica pasta ripiena bolognese) o gli anolini (tipica pasta ripiena piacentina)? L’unica variante a questa disputa è l’aggiunta di agnolotti (piemontesi) e agnolini (mantovani). Questo dipende dal fatto che la mia famiglia è molto variegata rispetto a provenienza geografica (tra un ramo e l’altro ricopriamo gran parte del nord Italia) e nessuno è disposto a rinunciare ad affermare il primato dei ricordi culinari cui è più legato, che si tratti di anolini, agnolotti e compagnia bella. Bene, ogni primo dell’anno è la stessa storia, inevitabilmente a un certo punto vengo chiamata in causa (nonostante cerchi di rendermi invisibile dietro un piatto di… tortellini), e mi guardo intorno spaurita: se rispondo tortellini mi inimico il ramo piacentino e lombardo e piemontese o viceversa. Io sono ecumenica e non vorrei scontentare nessuno (tra l’altro a me piacciono tutti! Forse un po’ di più i tortellini). Stavolta il fato mi ha soccorso: un famigerato tortellino mi è andato di traverso e ho iniziato a tossire così disperatamente che tutti nell’ansia di soccorrermi hanno deposto le armi; dopodiché è stato facile sviare il discorso, e per un altro anno non se ne parlerà più.
  • Durante i pranzi in famiglia, soprattutto se c’è gente che di parente ha solo il nome perché in realtà mi è perfettamente sconosciuta, è meglio evitare sfoggi, anche involontari, di cultura (o qualunque cosa sia quella cosa che credo, un pochino, di avere); non saranno apprezzati e rischieranno di creare tensione. Meglio adattarsi al piattume generale, riservando le proprie eventuali opinioni personali per altre occasioni più appropriate
  • Se l’allegra tavolata dopo un po’ mi deprime e sento il bisogno di agitarmi convulsivamente sulla sedia, posso calmarmi impegnandomi a ideare delle frasi augurali adatte a un’amica che, benché trentenne, purtroppo mi invia sms in forma di poesie a tema natalizio e che per l’ultimo dell’anno mi ha augurato di “imparare a guardare il mondo con gli occhi innocenti dei bambini”… Avete presente quelle che ai tempi delle scuole medie si chiamavano dediche e che ricoprivano pagine e pagine di quei mallopponi sformati che chiamavamo diari? Quelle. E neanche all’epoca ero capace di scriverle. D’altra parte sono una personcina gentile e non mi va di liquidare l’estro poetico della mia affezionata amica con un banale Buon anno nuovo, come mi verrebbe di scrivere.
  • Se accanto a me si è disgraziatamente seduta la suocera di una mia ignota cugina di secondo grado (come è realmente successo) e se gli squittii di questa signora dopo un po’ mi paiono insopportabili barriti, posso dedicarmi a svuotare con devozione la bottiglia di spumante che mi trovo davanti. Dopo qualche bicchiere adorerò chiunque mi circondi.
  • Ho scoperto che il mio viso, riflesso nel vetro di un finestrino del treno quando fuori è buio, è semplicemente bellissimo. [Da tenere presente nei momenti di massimo sconforto autoestetico. È un po’ scomodo prendere appositamente un treno di notte, ma se serve alla mia autostima…].
  • A qualche anno dall’averlo letto, ho capito quello che Dave Eggers voleva dire ne L’opera struggente di un formidabile genio. All’epoca il modo leggero e un po’ beffardo in cui parlava della morte dei suoi genitori mi aveva a tratti disturbata: ne capivo il senso, percepivo il dolore che c’era sotto, l’urgenza che lo spingeva a scriverne così, ma solo ora capisco che quello è forse l’unico modo per restare sani di fronte a certi lutti. Se non riesci a ridere muori (dentro) anche tu, e non sei di aiuto a nessuno.

Be’, come elenco è piuttosto lungo, evidentemente questi due giorni sono stati fruttuosi…

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