Occasioni mancate

Natale, messa di mezzanotte. La chiesa è stracolma di gente, molte persone sono rimaste in piedi tra cui io che, pur essendo arrivata abbastanza in anticipo, ho trovato le panche già completamente occupate. Mi colloco in posizione centrale, da dove posso vedere bene e partecipare.

Il corteo di preti, diaconi, accoliti e chierichetti fa il “giro lungo”, cioè attraversa tutta la chiesa passando dal fondo per poi immettersi nella navata centrale per raggiungere l’altare. Quindi mi passa davanti e vedo Paolo, il mio “secondo papà” che passa reggendo solennemente il grosso libro della Bibbia. Devo dire che questa parata di soli uomini intabarrati nei loro paramenti sacri mi emoziona sempre.

Prima che la messa abbia effettivamente inizio viene dato l’annuncio ufficiale della data (secondo i diversi calendari) in cui Dio si è incarnato nascendo nel mondo con una natura umana. E intanto io noto che in piedi poco distante da me c’è Giorgio S., un mio coetaneo, un ragazzo che ai tempi aveva frequentato il catechismo e poi il gruppo giovani con me. Come me aveva tenuto duro fino ai 18 anni circa, dopodiché si era allontanato dalla parrocchia e dalla religione.

Avevamo perso la fede. Caduti nell’ateismo. Succede a tanti.

Lo osservo di sottecchi. Sono felice di vederlo, anche perché quando, dopo aver ritrovato la fede, sono tornata in parrocchia ho notato che non c’è più nessuno di quelli della nostra età. Mi accorgo però che non partecipa: non recita le preghiere né le accompagna con i gesti previsti; tiene le braccia incrociate, è rigido, durante le letture l’espressione del viso è volutamente scettica, si guarda intorno con l’aria di uno che vuole giustificarsi di essere lì (Sono qui per caso, non c’entro niente).

Provo subito un gran moto di simpatia. Lo capisco perfettamente. Rivedo me stessa in ogni suo gesto, in quell’atteggiamento complessivo da pesce fuor d’acqua.

Non credi. Sei ateo/a (non ti nascondi dietro un tentennante agnosticismo) ma non sei anticlericale, non ce l’hai con nessuno. Non puoi. Perché gli anni più belli della tua vita li hai trascorsi giocando con gli amici di scuola e del quartiere in oratorio, dove ci sono: biliardini, ping pong, videogiochi elettronici, sala biliardo, bar, campi da calcio, basket, tennis e pallavolo; palestra coperta super attrezzata; organizzazione di gite in montagna e al mare; campi scuola avventurosi e divertenti; e soprattutto preti, suore e animatori giovani e sempre presenti (a volte un po’ pesanti, ma sostanzialmente indispensabili come punti di riferimento magari in quei momenti in cui perfino i tuoi genitori ti ripudierebbero volentieri). Fino a una decina d’anni fa non c’erano i centri commerciali e praticamente tutti i ragazzi del quartiere, credenti o no, frequentavano l’oratorio. Era il punto di riferimento per tutti, uno dei pochi posti in cui potevi sentirti accettato per come eri. Senza imposizioni e con tante persone pronte ad ascoltarti. Perciò, per chi ha avuto la fortuna di crescere in una parrocchia così viva e dedita ai giovani, è molto doloroso perdere la fede ed è praticamente impossibile diventare antireligiosi. Era bello credere in Dio e sentirsi parte di una comunità che esisteva grazie a lui. Ogni tanto ti assale la nostalgia. Qualche volta di soppiatto entri in chiesa, quando non c’è nessuno, ti siedi in un angolino e aspetti, sperando che magari succeda qualcosa. Ma normalmente non succede niente; non è così che funziona. Vai alla messa di natale e vedi, non visto, le persone che conosci: loro sono rimaste lì, fedeli. E tu ti senti fuori posto, vorresti tornare a sentirti a tuo agio come un tempo in mezzo a loro ma ti sembra impossibile. Ascolti le letture e ti sembrano favolette. Ti guardi intorno e pensi che non ce la farai mai a salutare quella gente che forse non si ricorda neanche di te. Non è più il tuo posto. Ti sanguina il cuore, eppure prendi e te ne vai, con un sentimento di sconfitta.

È quel che ha fatto Giorgio. A un certo punto, con aria sconsolata, si è voltato, si è diretto verso la porta, è uscito (solo, nel buio e nel freddo).

Avrei voluto fermarlo, fargli capire che lo comprendevo e lo riconoscevo, invece sono rimasta ferma. Forse perché in passato ci frequentavamo solo superficialmente, non eravamo amici. Ma ora (anzi quasi subito) mi sono pentita. Di sicuro gli avrebbe fatto piacere vedere che una persona tra tante lo aveva notato e si interessava a lui. Sicuramente era venuto in chiesa proprio sperando in qualcosa del genere. Non ho avuto coraggio.

Molte persone non lo sanno, ma la principale qualità che un cristiano deve possedere è il coraggio.

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3 commenti on “Occasioni mancate”

  1. dummeJunge ha detto:

    Possibile che un blog che c’è da così tanto tempo e che è scritto in modo così nitido e sincero abbia così pochi visitatori??
    Così è purtroppo. Io leggo, cmq.

    Buøn annø

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  2. dummeJunge ha detto:

    Possibile che un blog che c’è da così tanto tempo e che è scritto in modo così nitido e sincero abbia così pochi visitatori??
    Così è purtroppo. Io leggo, cmq.

    Buøn annø

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  3. flalia ha detto:

    Grazie! Non sai che piacere mi dà il tuo commento. Buon anno anche a te.

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