Il potere di una Moleskine

Nella maggior parte delle librerie che frequento, accanto alle casse, ci sono pile di Moleskine di tutti i formati e un cartello che recita: Moleskine, il leggendario taccuino degli artisti e intellettuali europei: da Van Gogh a Picasso, da Hemingway a Chatwin!

Bene, – dico io – e allora?

Cioè, se lo uso divento come Hemingway? Mi viene instillato il genio di Van Gogh?

Precisiamo, non ho nulla contro il Moleskine in sé, anzi esteticamente mi piace nella sua austera essenzialità.

È la logica (o meglio l’illogicità) del messaggio che mi irrita. La trovo pericolosamente aderente al sottotesto del nostro attuale modo di vivere: non sei Hemingway ma se ti atteggi come lui forse qualcuno ci crede. Non hai una briciola di genio o di talento ma se ti vesti e ti comporti in modo abbastanza trasandato e affascinante nessuno se ne accorgerà. E se anche nessuno ci casca, ci caschi tu: cavolo, hai un Moleskine, qualcosa significherà. No?



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