Erika, Emma e io

Uno dei miei film preferiti è “La pianista”, di Michael Haneke, con la mia attrice prediletta, Isabelle Huppert. Per me Erika (la protagonista del film) è l’anti-Bovary per eccellenza. Madame Bovary (romanzo che amo, personaggio che odio) è insopportabile. Lei non è una sognatrice, lei raccatta fantasie preconfezionate piccolo-borghesi. Il pizzetto, il merletto, il marito importante, i valzer, le feste nei salotti che contano, le passioni brucianti ricalcate su quelle dei romanzetti rosa, il gossip sui vip… Tra l’altro, in questa sua ansia di essere socialmente bene in vista assomiglia pericolosamente a mia madre.
Ora, Erika è esattamente l’opposto di Emma. Tanto quest’ultima fantastica di trovarsi al centro della “buona società”, quanto Erika si allontana dall’ipocrisia del bel mondo; le fantasie di Emma sono convenzionali e conformiste, quelle di Erika sono individuali, sue; i desideri di Emma si basano su un’idea positiva del mondo e della società: salendo di posizione, facendo le esperienze giuste, la felicità è raggiungibile, tangibile; la visione del mondo di Erika è invece più che pessimista: direi disperata, o forse è già oltre la stessa rassegnazione, rasenta il cinismo. Eppure, in tutto ciò, Erika vive, lotta, si ribella attraverso le sue azioni, in solitario; Emma si immalinconisce, non mette in discussione la realtà e infine annulla se stessa non perché il mondo non è adatto a lei, ma perché lei non si sente all’altezza del mondo!
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