Le etichette

Io penso che sia molto difficile pensare con la propria testa. Perché se esci da un’etichetta ce n’è subito un’altra pronta ad appiccicartisi addosso. A volte non ne siamo neanche consapevoli. Ci sono persone che credono di essere “alternative” e invece sono perfettamente omologate. Omologate al modello dell’ “alternativo”. Soprattutto all’università. Strano, quello dovrebbe essere un luogo di instancabile ricerca della verità, di libertà, di critica… Non mi piace essere circondata da studenti, miei colleghi, vestiti da (finti) straccioni, con i capelli rasta e piercing vari, o con (finte) divise militari (dichiarandosi, tra l’altro, pacifisti). Preferisco vestirmi in modo anonimo,senza firme né segnali di riconoscimento, e cercare di non essere anonima nell’intelligenza, nel modo di pensare e di essere. Se anche il punk, l’anarchico più sfegatato, sente il bisogno di nascondersi dietro una divisa, penso che non ha capito niente di cosa sia, e dove stia, la libertà.

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