Non tutto il male vien per nuocere

Che bello, sono felice! Non avrei mai pensato di sentirmi così serena e a mio agio in un OSPEDALE, eppure è così! Ieri sono andata per fare la mia periodica flebo, che dura la bellezza di TRE ore, e mentre raggiungevo l’ambulatorio ero felice all’idea di rivedere il mio meraviglioso medico e i suoi due assistenti, che sono non semplicemente gentili, ma affettuosi e amorevoli nei miei confronti. Anche ieri, al mio arrivo, il dottore mi ha dato un bacio sulla fronte, mi ha accarezzato il viso chiedendomi nel frattempo come stavo, e anche il suo assistente, che adoro, ha fatto altrettanto nel vedermi e si è fermato a chiacchierare con me nonostante fosse indaffarato. Mi fanno tanto piacere questi gesti, perché vanno al di là di quella gentilezza formale che ci si aspetta da un medico, sono gesti che non sono richiesti, non sono dovuti, che sicuramente a qualche altro paziente possono dare fastidio, e che a me invece danno una grande gioia e una grande forza, mi piace essergli simpatica e che provino tenerezza per me. Mi piace che tocchino il mio corpo anche per farmi una carezza sul viso, per darmi un bacio e non solo per visitarlo freddamente, mi piace che mi tocchino anche dove non c’è bisogno, perché così viene a cadere quella barriera tra il medico e il paziente, si crea un’intimità che è ciò di cui io personalmente ho bisogno per riuscire ad affrontare serenamente la mia malattia. Ecco perché ogni volta che esco dall’ospedale sono euforica, ho l’adrenalina a mille, è come se assieme a quella flebo mi venisse instillata un’abbondante razione di gioia di vivere! So che può sembrare strano, lo sembra anche a me, e non voglio sembrare irrispettosa nei confronti di chi, forse più malato di me, vive la malattia e l’ospedale con profonda sofferenza e disagio fisico e mentale; quella che racconto è soltanto la mia personale esperienza, quello che vivo nel mio cuore e sulla mia pelle. Ho imparato com’è bello imparare a fidarsi degli altri, a volte a dipendere dagli altri, dai medici, dagli infermieri, dagli amici e parenti che si preoccupano per te, e com’è bello riuscire a ricambiare. E com’è emozionante, e non troppo raro, incontrare medici che si prendono a cuore la vita, e non solo la salute, dei propri pazienti, che mostrano affetto e dolcezza per loro, che non si limitano a curare una malattia, ma si prendono cura della persona. E così mi ritrovo a ringraziare la mia malattia, senza la quale non mi sarei ritrovata a riflettere oggi su come sia bello vivere, su come sia importante amare.

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